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GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE, (Mt 10,8b). Noi abbiamo solo il presente da vivere e in questo tempo ci giochiamo la nostra vita, la nostra eternità, il nostro destino (E. Olivero)

martedì, maggio 31

Amore Liberante

L’uomo vive d’amore dal suo primo respiro fino all’ultimo. Amato, si sente protetto ed accettato. Amando, sente di appartenere e trova un senso ad offrirsi. Poiché l’amore non può restare chiuso nel suo cuore; esso pervade il quotidiano. L’amore che si porta all’uomo spinge ad impegnarsi. L’amore che si porta a Dio si manifesta nella considerazione che si ha dei suoi comandamenti. Si manifesta anche nella giustizia, nel rispetto della vita, nell’azione per la riconciliazione dei popoli e per la pace. Le conseguenze dell’amore che si porta a Dio possono prendere l’aspetto di un lavoro, perfino di una lotta.
Lavoro e lotta sembrano spesso esigere troppo dall’uomo e superare le sue forze. Egli vede le sue debolezze ed ha voglia di rinunciare, ma quando lavoro e lotta sono le conseguenze dell’amore, conferiscono all’esistenza un respiro profondo, mettono la vita in un contesto più vasto e la rendono importante tanto sulla terra quanto in cielo.
Cose apparentemente infime acquistano un significato quando sono il risultato dell’amore per Dio. Ogni buona azione, anche quella che facciamo senza pensare a Dio, è in relazione all’amore che gli portiamo.
Ogni atto di amore, anche quando sembra minimo - come quando si porge un bicchiere d’acqua a qualcuno che ha sete - assume un significato per l’eternità.
Noi ci chiediamo spesso: che cosa rimarrà del nostro mondo?
È vero che crediamo di poter vivere e risuscitare grazie all’amore di Dio, con tutto ciò che è esistito grazie a questo amore che non si è accontentato di restare sentimento: contatti, relazioni, avvenimenti, cose. Quando risusciteremo, tutto un mondo risusciterà con noi, un mondo fatto di amore responsabile. Sarà magnifico: una “terra nuova”, che abbiamo il diritto di chiamare anche un “cielo nuovo”.

lunedì, maggio 30

San Carlo e la vocazione

Dal Discorso tenuto da san Carlo, vescovo, nell'ultimo Sinodo
(Acta Ecclesiae Mediolanensis, Milano 1599, 1177-1178)

Tutti siamo certamente deboli, lo ammetto, ma il Signore Dio mette a nostra disposizione mezzi tali che, se lo vogliamo, possiamo far molto. senza di essi però non sarà possibile tener fede all'impegno della propria vocazione.
Facciamo il caso di un sacerdote che riconosca bensì di dover essere temperante, di dover dar esempio di costumi severi e santi, ma che poi rifiuti ogni mortificazione, non digiuni, non preghi, ami conversazioni e familiarità poco edificanti; come potrà costui essere all'altezza del suo ufficio?
Ci sarà magari chi si lamenta che, quando entra in coro per salmodiare, o quando va a celebrare la Messa, la sua mente si popoli di mille distrazioni. Ma prima di accedere al coro o di iniziare la Messa, come si è comportato in sacrestia, come si è preparato, quali mezzi ha predisposto e usato per conservare il raccoglimento?
Vuoi che ti insegni come accrescere maggiormente la tua partecipazione interiore alla celebrazione corale, come rendere più gradita a Dio la tua lode e come progredire nella santità? Ascolta ciò che ti dico. Se già qualche scintilla del divino amore è stata accesa in te, non cacciarla via, non esporla al vento. Tieni chiuso il focolare del tuo cuore, perché non si raffreddi e non perda calore. Fuggi, cioè le distrazioni per quanto puoi. Rimani raccolto con Dio, evita le chiacchiere inutili.
Hai il mandato di predicare e di insegnare? Studia e applicati a quelle cose che sono necessarie per compiere bene questo incarico.
Dà sempre buon esempio e cerca di essere il primo in ogni cosa. Predica prima di tutto con la vita e la santità, perché non succeda che essendo la tua condotta in contraddizione con la tua predica tu perda ogni credibilità.
Eserciti la cura d'anime? Non trascurare per questo la cura di te stesso, e non darti agli altri fino al punto che non rimanga nulla di te a te stesso. Devi avere certo presente il ricordo delle anime di cui sei pastore, ma non dimenticarti di te stesso.
Comprendete, fratelli, che niente è così necessario a tutte le persone ecclesiastiche quanto la meditazione che precede, accompagna e segue tutte le nostre azioni: Canterò, dice il profeta, e mediterò (cfr. Sal 100, 1 volg.) Se amministri i sacramenti, o fratello, medita ciò che fai. Se celebri la Messa, medita ciò che offri. Se reciti i salmi in coro, medita a chi e di che cosa parli. Se guidi le anime, medita da quale sangue siano state lavate; e «tutto si faccia tra voi nella carità» (1 Cor 16, 14). Così potremo facilmente superare le difficoltà che incontriamo, e sono innumerevoli, ogni giorno. Del resto ciò è richiesto dal compito affidatoci. Se così faremo avremo la forza per generare Cristo in noi e negli altri.

Il Rosario

Pio XII: "La recita del Rosario in famiglia è mezzo quanto mai efficace per risanare i mali che affliggono i nostri tempi (e ricondurre la società domastica alle norme dell'Evangelo)". Enciclica Ingruentium malorum del 15 settembre 1951.




Paolo XVI: "Il santo Rosario, la preghiera così cara alla Vergine Madre di Dio, per mezzo della quale i fedeli sono in grado di attuare nella maniera più soave ed efficace il camonado del divino Maestro: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto (Mt 7,7)". Enciclica Mense maio del 29 aprile 1965.

Giovanni Paolo II: "Questa preghiera, il Rosario, quanto gioverebbe se anche oggi fosse riscoperta e valorizzata, specialmente all'interno delle famiglie; [la preghiera del Rosario] allontana i germi della disgregazione familiare; è vincolo sicuro di comunione e di pace. Esorto tutti a trovare nel Santo Rosario il conforto ed il sostegno quotidiano per camminare sulla strada della fedeltà". Angelus del 25 ottobre 1998.

Benedetto XVI: "Il Rosario è preghiera biblica. E' preghiera del cuore, in cui la ripetizione dell'Ave Maria orienta il pensiero e l'affetto verso Cristo, e quindi si fa supplica fiduciosa alla Madre sua e nostra". Angelus del 10 ottobre 2010.

mercoledì, maggio 25

Beata Croce!

Molte volte la Croce per molti di noi è solo il segno della Passione di Gesu'; ci siamo dimenticati che il cristiano antico quando pregava, fisicamente si rivolgeva ad Oriente, dove sorge il sole, questo perchè concepiva la Croce sempre connessa alla Speranza. La Speranya che noi dobbiamo professare è la fede nel Mistero dell'Amore di Dio. Nonostante tutto un Amore che è Mistero, perchè Ges$ si è espresso con la Croce, il mistero del Corpo di Gesu' sulla croce viene "spezzato", offerto, sacrificato per noi, diventa il nostro "Pane spezzato". Gesu' ci mostra il valore di una "vita spezzata", cioè di una vita continuamente offerta agli altri,
una vita tutta quanta un DONO ai fratelli.
Ogni uomo è "spezzato" da frustrazioni, dolori, delusioni ma soprattutto dalla morte, l'eterna nemica dell'uomo. I dolori e la morte ci rendono persone spezzate, rivelano la nostra identità. Il dolore fa parte della vita, non è un ostacolo alla gioia, alla pace, ma un mezzo per arrivarci. Gesu' è la via, non abolisce il dolore, lo trasforma in occasione di Crescita, di Riscatto, di Redenzione, perchè c'insegna a vivere il dolore, come un'offerta per sconfinare nell'Eternità Beata. Per questa gioia eterna la via obbligatoria è la Croce! ossia un dolore offerto per amore, cercando di capire non tanto il perchè del dolore, ma come poterlo trasfigurare, utilizzarlo per la Salvezza propria e altrui.
Non dobbiamo insistere a chiedere e a chiederci il "Perchè del dolore?, Perchè proprio a me?" , ma dobbiamo trasformare queste domande in "Come posso utilizzare questa sofferenza per il Bene mio e degli altri?".
Dobbiamo imparare a guardare in faccia il nostro dolore perchè ogni sofferenza, di ogni tipo, ci crea un cuore spezzato, rivela il nostro bisogno di comunione, di essere accolti, rassicurati, stimati, apprezzati e scoprire che questi desideri trovano una stupenda risonanza nel Cuore di Gesu'. Il Cuore spezzato di Gesu' è una grande apertura di Amore capace di accogliere l'ansia di pace di ogni uomo e la Pasqua è la risposta che tutto il negativo della propria vita non è l'ultima risposta alla propria esistenza, ma sono le braccia aperte per l'eternità di Cristo Crocefisso e il sepolcro vuoto la risposta alle domande fondamentali della nostra vita che ci ricordano sempre che la VITA è un DONO che si COSTRUISCE sul DARE.