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GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE, (Mt 10,8b). Noi abbiamo solo il presente da vivere e in questo tempo ci giochiamo la nostra vita, la nostra eternità, il nostro destino (E. Olivero)
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lunedì, febbraio 23

Mc 1,12-15



Gesù è Guarigione che nasce dalla Parola, è Parola guaritrice che rende l'uomo libero, il quale può proclamare la Liberazione. L'uomo è libero quando ripercorre, entra nel proprio deserto.
Ferita che diventa Feritoia!

 

martedì, gennaio 6

Mt 2,1-12


I Re Magi sono personaggi speciali, tra leggenda e realtà, sono stati bistrattati. Nei presepi domestici rischiano di essere un semplice ornamento, oppure ridotti ad una favola per bambini. I Re Magi giungono a destinazione, ma alla fine della festa, quando Gesù è ormai nato e tutti sono già arrivati per adorarlo.
Arrivano, consegnano i loro doni e già il giorno dopo sono risposti nella scatola e sulla mensola pronti per l'anno prossimo. La loro presenza si limita al 6 gennaio: Toccata e Fuga!
Sono una presenza poco meditata, ma che ci rappresenta, ci indica come correggere il nostro cammino, danno senso al nostro camminare. Ma si deve avere il coraggio di chiamarli col giusto nome; nella parola magi manca una consonante, l'H.
Sono i Magoi: Maghi, ecco la loro vera identità! 

Sono sacerdoti persiani, astrologi (attività condannata dagli ebrei e dalla Chiesa), sono colti, ricchi, potenti esperti nella scienza e nella cultura. Non avevano bisogno di mettersi in viaggio, ma la loro sete era troppo forte. Si sono messi in viaggio, con i loro bagagli e con i doni per il Re; non si sono accontentati di leggere le stelle, avevano l'urgenza di saziare illoro desiderio pieno di domande, della Domanda. Il desiderio di desiderare li ha resi cercatori di Dio. Oggi festeggiamo l'Epifania, la manifestazione di Dio, di un Dio dei lontani, dalla fede ebraica, dalla Chiesa, da una vita moralmente accettata dalla società.
Dobbiamo farcene una ragione, Gesù è nato e morto tra i più lontani; i Maghi vengono da lontano, non solo geograficamente ma anche esistenzialemnte, rappresentano ogni periferia del mondo. 
Ecco la Speranza, la Bella Novella: il nostro Dio è un Dio dei lontani, del camminare, dei cieli aperti, degli inviti ad: 
Alzare il capo e a guardare da un nuovo punto di vista la mia vita e l'umanità, la storia. Cambiare schema della mente e del cuore, perché la vera conversione non è una rettitudine indefessa, ineccepibile ma un modificare il modo di ragionare con la mente e con il cuore; un "guardare oltre", tra le pieghe della vita. 
Camminare con mente, cuore e volontà. 
Cercando insieme perchè i Maghi non sono tre ma come dice Matteo, sono alcuni. Sono un piccolo gruppo con la stessa direzione, attenti alle stelle e l'uno all'altro. 
Ad avere diritto di sbagliare perchè solo così posso imparare. I Maghi sono stati anche dei pasticcioni; hanno sbagliato città, a parlare con Erode che voleva uccidere il Bambino delle profezie; perdono la stella, cercano un Re in trono e trovano un Bambino in braccio ad una mamma. 
 
Epifania, Bosch
Eppure ricominciano sempre, non si stancano mai, non s'arrendono. Il cammino dei Maghi è lento, come il nostro decidersi per Dio, perchè le nostre zavorre esistenziali rallentano, complicano il nostro cercare Dio con verità e amore. 
La Tradiizione ci dice che sono tre, di età e colore della pelle diversa. Il tre può esserele tappe della vita, gli stadi dell'esistenza: BAMBINO, ADULTO, VECCHIO; PASSATO, PRESENTE, FUTURO. Un cammino dove si sviluppa il travaglio dell'essere umano, un travaglio che supera ogni differenza e diversità, perchè ci unisce il desiderio (desiderium); parola che si collega con sidus (stella).
In antichità un significato della parola desiderio era mancanza delle stelle in cielo. Infatti era una parola usata dai sacerdoti come un augurio, auguravano che gli dei approvassero le scelte degli uomini che li interpellavano.
Assenza delle stelle, oggi mancanza della stella che orienta l'uomo nell'oscurità dell'esistenza; questa mancanza è l'inquietudine nella ricerca di Dio. Nonostante i nostri fragili ragionamenti, pieni di ma e di se, di pregiudizie e verità a misura di se stessi. Nonostante tutto sappiamo che quel fragile bambino è venuto per noi, che è Dio e si presenta nella semplicità e umiltà della natura umana.

L'altare Monforte, Hugo van der Goes
 Siamo chiamati a cercare con cura, fissando la profondità del cielo e del cuore per compiere il nostro dovere di uomini, che è quello di sperare, perché "una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta" (Socrate)

I Re Magi, Henry Siddons Mowbray

domenica, gennaio 4

Gv 1,1-18

Qual'è il mio vero bisogno? Questa è la domanda sottostante a questo Vangelo. Il bisogno che risponde al mio centro, a quel centro, come dice Battiato, di gravità permanente, che risponde al mio bisogno psico-fisico e di felicità, di benesserte. Per noi cristiani sta nel vedere il padre. Trovare il padre è trovare se stessi, è trovare Dio. Ritrovare Dio è Saggezza e Salvezza.
Qui si gioca tutta la vita...l'amore trinitario comunicato a noi. Questo è il nucleo del Vangelo di Giovanni, soprattutto nel Prologo Giovanni ci pone due domande: chi è Dio? Che Dio annuncio? Troppe volte si risponde alla prima domanda con un'idea vaga di Dio, un dio tappabuchi o come un paracadute. Invece Giovanni ci conduce a incontrare il vero Dio che è Verbo, Creatore, Luce e Comunione. 
Il Prologo si dovrebbe leggerlo solo dopo aver letto tutto il Vangelo, solo così lo si capirà. Nel Prologo è riassunto tutto il Vangelo, è un inno di sapienza di Dio, un poema; in cui viene mostrato un Dio che:
  • è volontà di comunicazione e un progetto d'amore.
  • è sapienza creatrice,
  • modello a cui uniformarci,
  • senso, orientamento personale e dell'umanità,
  • dialogo
perché c'è un movimento di attesa e amore, in cui si fonda l'ottimismo cristiano; perché ci viene offerta la nostra divinizzazione.
Dio crea l'uomo e quando crea ci vuol dire che lascia l'altro come altro; un essere diverso, non una fotocopia e libero.
Dio crea e compie un atto di amore, rispetto, umiltà verso la creazione, l'uomo; i quali contengono sempre il rischio del male ma anche la sapienza della croce. Solo Dio ci fa conoscere COME vivere pienamente la vita, la quale sarà autentica e varrà la pena che sia vissuta solo quando si capirà che la vita eterna è la vita vissuta nella banale realtà di ogni giorno.
Solo così la nostra vita sarà preservata dallo svuotamento di senso, dal materialismo, dalla superficialità, dalla frenesia, dall'ansia.
Il verbo si fece  carne, l'amore si fece croce, la vita di Dio si fece vita umana. (R. Cavedo)
 Gesù si oppone alle luci false o parziali della verità, ai vari maestri di vita, ai vari percorsi di felicità o benessere a Km zero; si oppone ad ogni forma di fondamentalismo, soprattutto religioso, si oppone alla cultura odierna di morte.
Gesù è Luce e viene:
  • e rompe le tenebre,
  • ad abitare in mezzo a noi, così non possiamo dire che siamo soli,
  • ci rende una comunità contemplativa, cioè che contempla un Dio onnipotente, non un dio che può far tutto, ma l'amore onnipotente che ci lascia liberi e responsabili; perché Dio non agisce fuori, ma motiva dal di dentro l'uomo, perchè a sua volta aderisca e accolga,
  • ci rende una comunità nuziale, cioè impariamo ad amarci come e con l'amore ricevuto da Dio.
Solo così saremo una comunità di testimoni dell'agnello risorto.
 Saremo credenti quando vivremo una spiritualità:
  • della FIDUCIA: la mia vita non è in mano al destino o alla fortuna, ma in un progetto della Provvidenza.
  • della COMUNIONE: io non sono un'isola o un club privato, ma sono relazione.
  • della CONTEMPLAZIONE: Dio è dentro di noi, quindi siamo Dio. Per accostarci a Dio dobbiamo percorrere la via dell'amore e della preghiera. Perché "l'essenziale non è già nel molto pensare, ma nel molto amare". (santa Teresa d'Avila)
  • del NASCONDIMENTO: come i primi 30 anni di Gesù, come Maria, nella propria vita ordinaria.
  • del DONO: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
per poter alla fine dire che: Dio ci ama, Cristo è venuto per noi, per noi Cristo è Via, Verità, Vita.
 
E l’amore guardò il tempo e rise,
perché sapeva di non averne bisogno.
Finse di morire per un giorno,
e di rifiorire alla sera,
senza leggi da rispettare.
Si addormentò in un angolo di cuore
per un tempo che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
il tempo moriva e lui restava.
Luigi Pirandello

domenica, novembre 9

Gv 2,13-22



Oggi ricordiamo la cattolicità e l'universalità della Chiesa. La Basilica Lateranense è la chiesa madre di tutto il mondo cattolico, in cui è ricordato che il vero culto è in Gesù; la casa di Dio è Gesù e i mattoni ci aiutano a sentirci famiglia di Dio. Tra i mattoni della chiesa c'è Dio, c'è la sua presenza reale.
In questo vangelo Gesù si arrabbia con i cambiavalute e dice che la casa del Padre è un luogo di preghiera e quindi è sacro. Ma oggi nel 2014 quando possiamo trovare una situazione del genere? in modo plastico è durante i matrimoni: ognuno col suo smartPhone, dove tutti si salutano, parlano e si baciano come se fossero ad un gran galà, pensando che la gentilezza e i convenevoli sia l'amore insegnato da Cristo. E mentre si fa mercato per "sbaglio" inizia la Messa!
Oggi possiamo fare il solito annuncio che si trovano sui giornali. A.A.A...cercasi...Cercasi l'uomo che edifica la sua coscienza, una coscienza ancorata nel mondo, aperta a Dio, allietata e santificata da Cristo.
Gesù c'invita a non fare mercato della fede, Gesù rovescia il nostro tavolo benpensante e ci grida che Dio non si compra perchè è di tutti.
Noi siamo salvi perchè riceviamo, siamo chiamati ad accogliere, la nostra conversione consiste nel prendere cosienza, nell'essereconsapevoli che gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente diamo; che la casa di Dio è l'uomo e quindi non possiamo mercateggiare la vita. Non dobbiamo fare mercato del cuore! La casa di Dio è la vita: tempio fragile, bellissimo ed infinito. Oggi nella cultura della morte si dice che ci sono vite che non valgono nulla, che non vale la pena vivere in tal modo, che ci sono vite che "valgono poco", ma dio oggi ci grida che niente comunque vale quanto una vita che "vale poco"; perchè Lui sulla mia pietra ha posto la sua Luce. 
L'Amore di Dio non ha prezzo!
"Il vero problema per noi è rappresentato da un Dio che ha scelto come tempio l'uomo" (Pozzoli). Io sono la casa ultima di Dio, purtroppo a volte la trova ingombra, che non lascia trasparire Dio. Dio è ancora in viaggio, il Misericordioso senza tempio cerca un tempio, il Dio che non ha casa è in cammino e cerca casa. La cerca proprio in me. (p. Ermes Ronchi)

sabato, agosto 16

Solennità di Maria Assunta in cielo, Festa dello Stupore

Assunta, Tiziano


Festa dello stupore perchè festa della novità, in cui viene confermato nel presente, oggi le promesse future, perchè la festa del dono.
Con Maria assunta si può decidere se vivere la propria vita conservandola o piena di bollicine come la Coca Cola. Maria ha deciso di conservarla, cioè ha conservato la Parola di Dio, cioè ha trattenuto, portato, trasformato, generato alla vita la Parola di Dio. E come ha fatto? S'è messa in viaggio, un viaggio che non è un fuggire ma un cambiare er cambiarsi, per incontrare Dio nell'uomo, in ogni uomo, per superare le proprie freddezze e superficialità, per poter essere uomini rigenerati e rappacificati. Maria è Fonte di gioia, Beatitudine vivente della fede, e c'insegna a cantare il nostra Magnificat, il nostro "Testamento spirituale". La sua tomba vuota è il segno della vittoria totale del Dio della vita sulla morte; ci dice il nostro futuro, cosa sarà dopo. Le nostre milledomande sull'aldilà vengono annullate, trovano una risposta in questa Solennità, in questo dogma. La nostra dignità non sta nelle rovine della morte, del peccato ma nella gloria della Trinità. Maria assunta in cielo è la certezza che i beni promessi sono stati realizzati, Maria diventa la speranza nel mondo. Maria è l'icona dell'uomo, chiamato ad amare e a realizzarsi nella carità. Questo avviene attraverso la conversione, cioè un cambiamento del modo di pensare, agire, organizzare i rapporti fra gli uomini, con Dio. Il Magnificat è un canto di speranza e di gioia, perchè Dio ha rivelato la sua misericordia all'uomo; s'è inserito nella storia dell'umanità bisognosa d'amore e di perdono.
Maria è icona della vita secondo lo Spirito Santo, è la pace dell'uomo riconciliato con Dio, è contemporaneamente il sì di Dio e dell'uomo.
Maria assunta in cielo è il luogo dell'intimità familiare della Trinità, in cui siamo invitati a cantare la nostra gratitudine alla Grazia di Dio.
Come scrisse don Orione: "O Santa Vergine, noi vogliamo essere i tuoi fiori, fiori di sante virtù".

Assunta, Tiziano

 

domenica, marzo 9

MT 6,24-34


Per mammona s’intende il patrimonio su cui costruire la propria sicurezza, oggi si direbbe: “non devo rendere conto a nessuno!”.
Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d'attesa di un grande aeroporto.
Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo.
Comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla.
Accanto a lei c'era la sedia con i biscotti e dall'altro lato un signore che stava leggendo il giornale.
Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l'uomo ne prese uno, lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro.
Tra se' pensò "ma tu guarda se solo avessi un po' più di coraggio gli avrei già dato un pugno..."
Così ogni volta che lei prendeva un biscotto, l'uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno ne prendeva uno anche lui.
Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò "ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!!"
L'uomo prese l'ultimo biscotto e lo divise a metà!
"Ah!, questo e' troppo" pensò e comincio a sbuffare indignata, si prese le sue cose, il libro, la sua borsa e si incamminò verso l'uscita della sala d'attesa.
Quando si sentì un po' meglio e la rabbia era passata, si sedette in una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l'attenzione ed evitare altri dispiaceri.
Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando.................. nell'aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno.
Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell'uomo seduto accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei
senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell'orgoglio.

LA MORALE: Quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo? Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone, GUARDA attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano!!!!
Gesù c’invita ad una scelta tra l’essere orfani di Dio o figli di Dio; la posta in gioco è di scoprire o dimenticare chi siamo.
Essere figli di Dio è essere figlio della Divina Provvidenza, cioè figlio della fede. La fede è il bisogno di oggi, c’è bisogno di avere un cuore sul quale appoggiare la propria testa. Fiat, parola da pronunciare ad ogni respiro, battito del cuore, movimento delle labbra e Dio la comprenderà ora come preghiera, atto di fede nel momento del dubbio, atto di speranza nel timore e sempre come atto di amore.
San Luigi Orione disse che “nel nome della Divina Provvidenza ho aperto le braccia e il cuore per dare a tutti con il pane del corpo, il balsamo della fede”. Questo ci fa capire come scrisse Papa Francesco: “io sono missione su questa terra, per questo mi trovo in questo mondo”. 
Il Signore c’invita ad una dipendenza, che è affidamento amante, quindi libero e liberante. Da ciò che è a nostro servizio, noi lo facciamo diventare il nostro padrone.
S’inizia sempre con poco, tanto sentimento, grandi progetti e prospettive, ma poi subentra l’avidità di possesso e tutto viene cancellato in nome della sicurezza.
Oggi Gesù ci propone di non preoccuparci perché siamo i suoi prodigi. Il resto verrà da sé, siamo diventati presbiti, vediamo bene da lontano e non riusciamo a mettere a fuoco ciò che ci sta davanti.
Viviamo in nome della sicurezza, che ci porta ansia, ormai va di moda avere l’ansia, ma Gesù proclama beato l’uomo povero, cioè l’uomo che conta solo su Dio e sulle proprie capacità (talenti) umane. La trappola sta nel non voler vivere la “precarietà”, se condividi, gli altri condivideranno con te; se tieni per te, dimostri di non essere bisognoso, e dovrai ingegnarti a procurarti tutto. Infatti per trattenere un pugno di sabbia in mano si deve tenere la mano aperta, altrimenti se la chiudiamo la sabbia scivolerà via.
La nostra banca è la Divina Provvidenza, diceva san Luigi Orione, che dà a piene mani senza chiedere garanzie o interessi perché la sua icona è Cristo che muore in croce per i peccatori. La Divina Provvidenza è una banca che sui nostri piccoli depositi di opere buone centuplica gl’interessi in benedizioni e grazia.

Lc 1,26-38


Dimmi cosa attendi…
L’attesa pretende il silenzio, perché Dio è allergico al rumore! Se noi smettiamo di parlare diamo un’opportunità a Dio. La preghiera e la contemplazione sono la risposta all’amore di Dio, questi due aspetti nascono da un’esperienza profonda d’amore.
Attendere: aspettare, ascoltare attentamente, far bene attenzione, mantenere (quanto si è promesso), dedicarsi. ATTESA indica che c’è qualcosa d’aspettare?! È un atteggiamento carico di tensione, base dell’uomo. Chi attende non s’annoia, perché è orientato verso una meta, quale? La meta dell’attesa è una festa, la festa del nostro entrare in comunione con Dio.
Perché anche Dio attende noi? Perché ci apriamo alla vita e all’amore. Il DNA dell’uomo, tutta la vita è accompagnata dall’attesa e dal desiderio che arrivi qualcosa o qualcuno.
L’attesa è tempo trascorso nell’aspettare (più passiva), è uno stato d’animo di chi attende il realizzarsi di qualcosa di conforme alle proprie speranze (ci fa sentire attori, siamo i primi protagonisti della nostra vita, ci mette in gioco pieni di speranza verso la vita), ci sentiamo vivi! Noi viviamo il nostro presente sempre e solo alla luce di un certo futuro. Seminiamo oggi per raccogliere domani, ecco perché da ciò che attendi…si capisce chi sei!
Perché l’uomo aspetta? Molte volte l’uomo non sa aspettare. L’attesa è qualcosa che ci fa andare avanti, qualcosa che ci fa crescere, sognare, sperare, l’attesa è il tema dominante nella nostra vita. Attendere Gesù è ciò che qualifica il cristiano:
·      Non assopito come il mondo,
·      Non con la mano chiusa,
·      Non spenta la lampada della speranza con l’olio delle sue buone opere.
Attendiamo alla festa, è la lieta notizia di un amore che si dona gratuitamente.
La risposta di un Dio che viene a condividere la nostra vita. Il natale diviene festa dell’attesa nella speranza. Sappiamo ancora attendere?
Silenzio: metto a fuoco solo un punto.
Pazienza: perdere tempo per un evento o una persona, per cui attivi tutte le tue potenzialità e le tue energie per andargli incontro.
Gesù c’invita a coltivare una vigilanza motivata dal desiderio e dall’amore, non dal calcolo e dalla misura. Non dobbiamo correre su un monte aspettando la fine del mondo, ma piuttosto ricordarsi di vigilare. Ti sto aspettando in silenzio…per ascoltare.
Il mondo, pieno di rumore, soffoca l’urlo dei piccoli, noi viviamo con gli occhi fissi sull’orologio, oggi l’uomo è incapace di ascoltare.
Ma ascoltare cosa? L’universo, l’altro, il proprio cuore, Dio che non cessa mai di comunicare.
UOMO IMPARA  AD ASCOLTARE per non rischiare  di sentire dire:
·      Non dare sempre consigli perché non fai ciò che ti chiedo.
·      Non fare l’elenco delle tue analisi perché calpesti le mie sensazioni.
·      Non risolvermi i problemi perché mi deludi.
Per molti solo la preghiera funziona, perché Dio è muto, non vende consigli, ne prova ad aggiustare le cose al posto tuo; Egli ti ascolta e aiuta a cercare in te la soluzione, Convertiti!
La Chiesa vigila non solo perché attende l’incontro definitivo ma perché sa di essere già accompagnata dal suo Buon Pastore e nella vigilanza vuole accoglierne la presenza per seguirlo nell’amore.
Nulla di nuovo sotto questo cielo. La musica non cambia. Di fronte a noi c’è l’angelo di Dio e ci chiede se vogliamo credere al Dio che viene:
·      Nella nostra piccola vita,
·      Nei nostri piccoli incontri e scontri,
·      Le nostre piccole preoccupazioni,
·      Nelle nostre gioie molto concrete.
Troviamo il coraggio e la pazienza per frugare dentro la nostra vita e vedere se ci può essere questa sorpresa? Vuoi incontrare Dio? Perché dobbiamo attendere non solo aspettare!
L’attesa allarga il cuore perché io sento che non basto a me stesso nell’attesa usciamo da noi stessi, verso colui che tocca il  ostro cuore, calma le nostre attese. Colui che verrà alla fine dei tempi nella gloria è venuto nell’umiltà di Betlemme e continua a venire in ogni istante nella storia negli eventi, nelle persone, nella sua Parola, nell’azione dei suoi discepoli, soprattutto nei Sacramenti.
Attendere non è solo aspettare ma come dice l’etimologia della parola: ad-tendere, cioè tendere a…, volgere l’animo e la mente, protendersi verso…
Verso Colui che
·      viene e verrà,
·      è la nostra speranza,
·      è la terra promessa abbandonando le nostre piccole sazietà,
·      è il tesoro nascosto e la perla preziosa che ci fa vendere ogni altro bene.
La sua attesa ci fa vivere la sua promessa: “verrò presto!”, ci fa guardare lontano…all’essenziale.
Nell’Immacolata Concezione si rinnova la fedeltà dell’uomo a Dio, la fiducia della creatura al Creatore, la disponibilità e l’apertura all’amore e alla Bellezza dell’Eterno. Oggi Maria Immacolata si rivolge a noi dicendo: “Abbi il coraggio di osare con Dio! Provaci! Non aver paura di Lui! Abbi il coraggio di rischiare con la fede! Abbi il coraggio di rischiare con la bontà! Abbi il coraggio di rischiare con il cuore puro! Compromettiti con Dio, allora vedrai che proprio con ciò la tua vita diventa ampia e illuminata, piena d’infinite sorprese, perché la bontà infinita di dio non si esaurisce mai”. (Benedetto XVI, 8/12/2005)

mercoledì, gennaio 1

Lc 2,16-21

Buon anno 2014!!!
In questo anno in cui tutti si fanno gli auguri, mi domando ma auguri di cosa? In questo giorno che si festeggia la Madre di Dio e la pace, auguro a tutti una




DICHIARAZIONE DI GUERRA
Dichiaro guerra agli egoisti del cuore,
che difendono a tutti i costi la loro felicità personale e non vedono lo stesso diritto in chi sta loro vicino
Dichiaro guerra ai maliziosi,
che vedono sempre un secondo e terzo fine nelle cose e nelle persone e fanno di tutto per scovare i difetti e gli errori degli altri.
Dichiaro guerra agli esperti di pessimismo,
che sanno sradicare immediatamente ogni piccolo germoglio di bene e di speranza con la facile visione negativa delle cose.
Dichiaro guerra ai super-convinti delle loro idee,
che si impongono e vogliono schiacciare coloro che sono invece sempre un po' in ricerca e con sempre qualche domanda aperta...
Dichiaro guerra a coloro che se ne stanno beatamente in pace mentre qualcuno vicino non è in pace, mentre non c'è pace nella famiglia accanto, nella nazione vicina...
...e mentre dichiaro guerra mi accorgo che il primo nemico da combattere sta proprio vicino in me, dentro di me.
La guerra sarà davvero dura e richiederà sofferenza, ma non posso tirarmi indietro e gettare le armi.
Da quando Gesù è apparso nella mangiatoia di Betlemme, è iniziata la guerra all'egoismo, alla freddezza di cuore, alla cattiveria...
E la fragilità umana del bambino-Dio deposto nella culla è l'arma migliore che è data anche a me.
Armiamoci dunque di umanità vera, e partiamo... la vittoria della pace è vicina! (don Giovanni Berti)



Augurare la Pace è augurare l’incontro con Dio. Tutti gli uomini, come te e come me, possano conoscere Dio non solo nelle Liturgie della Chiese o nelle preghiere di Sinagoghe e Moschee, ma lo possano conoscere anche nell’incontro con l’altro, nell’ascolto reciproco, nell’aiuto nelle difficoltà, nel perdono dopo lo scontro, nell’amore che possiamo darci sempre e in ogni occasione.
La pace invece è il risultato di un processo di purificazione ed elevazione culturale, morale e spirituale di ogni persona e popolo, nel quale la dignità umana è pienamente rispettata.  

Mio e tuo compito per l'anno che viene: benedire i fratelli! Se non s'impara a benedire, l'uomo non potrà mai essere felice.
Un pensiero augurale di San Luigi Orione: “Buon Anno Nuovo! Il futuro è nelle mani di Dio, che tutto governa e dispone sapientemente. Il Signore Iddio centuplichi i suoi favori sulle vostre persone, sulle vostre famiglie, su quanti portate scritti nel cuore. Sia un anno di consolazioni, di letizia santa, di bene immenso nel campo delle vostre anime e in quelle del prossimo”.

 

martedì, dicembre 24

Mt 1,18-24


Giuseppe è l'uomo giusto, cioè l'uomo che ha gli stessi sogni di Dio. Giuseppe il giusto è in crisi, vive un conflitto emotivo-spirituale, non ha dubbi verso Maria e la sua gravidanza, ma non sa cosa mettere al primo posto nella sua vita. Davanti a questo evento soprannaturale in Maria non sa qual è il compito, il suo posto, non riesce a scegliere tra la Legge prescritta e l'amore. 
Non temere! è la Parola con cui Dio inizia a dialogare con Giuseppe e lo rassicura dicendogli che Lui è in favore della vita, sempre! Non solo di una cratura nascente, ma di tutte le volte che l'uomo decide di rialzarsi, di non ascoltare le proprie paure, dice no al male, di non lasciar vincere la disperazione.
Non temere, Giuseppe, uomo, perché Gesù salverà, dal peccato (atrofia, cardiopatia del vivere), allargherà, farà spazio alla nostra umanità.
Gesù viene e crea spazio in me per le creature, per i poveri, per il cielo e per i sogni. Gesù viene e mette la sua tenda, mangiatoia in ciascuno di noi.
Sia in Matteo che in Luca abbiamo un angelo che parla a Maria e a Giuseppe. Dio non ruba spazio alla famiglia, anzi la coinvolge tutta. Diffidate da chi si "consuma"  correre in chiesa ad ogni piè sospinto, a chi è in mille cose in parrocchia, è sempre presente e poi al marito gli prepara i "4 salti in padella" col muso lungo e pretendendo di essere ringraziata per quello che gli fa. Diffidate perché Dio ci chiama alla coerenza: ciò che fai fuori, fai in casa e viceversa, perché da cristiani, col Battesimo, la nostra famiglia è: quella d'origine, quella che abbiamo costituito (sia quella tra uomo e donna, sia la comunità di consacrati), la nostra città, la nostra Regione, il nostro Stato, Continente, Mondo. 

Dio coinvolge tutti e tutto, non ferisce l'armonia, cerca il sì plurale, dei due cuori.
Dio non fa paura, e chi ha paura non vive di Dio, infatti Giuseppe preferisce l'amore per Maria, per Dio che l'amor proprio. Giuseppe da il primato all'amore perché Dio al tempio preferrisce la casa. Dio benedice sempre e ci mette a fianco angeli che parlano di Lui, ci mette a fianco persone che hanno bisogno di noi. 
In questi giorni ammireremo molti presepi, impariamo a non mentire ai nostri bambini, a non ridurre tutto ad una favola ma nei sogni dei bambini sforziamoci di mettere il sogno di Dio.
 Ma qual è il suo sogno? Che Lui è pazzo di noi, è follemente innamorato della sua creatura preferita a tal punto che si fa bambino, si fa creatura fragile, piccola e bisognosa di tutto e di tutti, si fa l'opposto del super eroi che risolve i problemi, ogni uomo aspetta per se.
Oggi Giuseppe c'insegna il vero amore per Dio e per l'altro.
Amare senza possedere, vivere il passaggio (la Pasqua) dal Possedere al Proteggere.
Ma quest'ultimo verbo indica un amore che ha la stessa radice di morire e di vivere; cioè un:
  • dare e mai prendere o pretendere.
  • amare per primo, in perdita.
  • senza calcolatrice o l'orologio
  • amore immerso nel silenzio e nell'ascolto perché solo così Dio potrà rendere il nostro cuore più spazioso e, come diceva san Luigi Orione, poter "lavorare per Dio solo".

giovedì, dicembre 19

Rm 8,19-24


Paolo non separa mai il Dio Creatore dal Dio Salvatore.
L'uomo è responsabile della creazione e deve portare a termine il lavoro di dio sotto la direzione di dio stesso per una speranza della futura liberazione.
L'uomo deve salvarsi con la creazione e nella creazione. Perciò il suo compito è di "salvare" tutta la persona, l'integra persona.
L'uomo ha uno stretto legame col creato, la sua preghiera non deve essere un volo mistico ma la forza motrice per migliorare il mondo, uno sforzo umano nella storia dell'uomo.
L'Avvento non è solo un'attesa al Natale, ma un periodo forte che ha una direzione, un impegno ad essere uomini integrali, inseriti nell'oggi, nella realtà della propria vita, perché il Natale non è un ricordo devoto e sentimentale di Dio, ma contemplando la culla vedo la Gloria finale incarnata.

domenica, dicembre 8

Lc 1,26-38

Annunciazione di Maestro Moulins





Oggi Dio ci chiama ad aprirci alla gioia, perché Dio ci sfiora, ci tocca nella nostra vita quotidiana, nella mia casa e... lo fa sempre!
A Maria, Dio non chiede di pregare, d'inginocchiarsi, ma di aprirsi alla gioia, come una porta si apre al sole.
Maria deve rallegrarsi perché è piena di grazia, questa grazia non deriva dal fatto che ha detto sì, ma da Dio che ha detto sì a Maria, e dicendolo a lei l'ha detto a tutti noi. Tutti siamo amati come siamo, per quello che siamo, ognuno amato per sempre.
Maria, non è la solita Barbie, svenevole e superficiale, ma una ragazza intelligente che pronuncia il suo sì dopo che ha posto una domanda intelligente.
La domanda che pone non è per sindacare, ma per capire meglio e fare il proprio compito al meglio, per fare bene il compito assegnatole da Dio. Il suo sì è libero e liberante, è creativo e la rende serva. Non è un titolo svilente perché è la prima dopo il Re.
Annunciazione di Adelina Zandrino
Maria è invitata a gioire perchè è piena di grazia, cioè perché Dio è dentro di lei e le colma la vita.
Arrivare a dire sì non bastano 5 minuti. E' una decisione radicale, totale, che stravolgerà la vita di Maria, perché sarà sotto il giudizio di tutti, e dell'intera umanità di tutti i tempi, perchè Gesù è la speranza che  si confronta con il peccato (divisione, disordine, conflitto) e vince. Dio vince con l'intervento di dio attraverso un umile donna. Attraverso maria Dio si prende cura dell'umanità. Con Dio tutto è possibile, perché a Dio nulla è impossibile.
Dio non toglie spazio alla vita, a quella vera, che va oltre alla morte, che rende la terra terreno fertile di gioia, pace, serenità, fraternità.
Maria è la strada del sì a dio e di dio, perché ci porta a Gesù. Maria è madre di Dio ma il Vangelo termina con Maria discepola, la prima, la più sublime.
L'amore a Maria non è un amore sentimentale, di commozione. Non basta commovuersi mentre passa la statua di Maria durante la processione, amare Maria vuol dire imitarla come discepola, imitarla nelle sue caratteristiche più specifiche.
Maria é...
Annunciazione di Daniela Ventrone
Immacolata: cioè pensata e preparata da Dio per un compito che cambierà la storia.
Credente: perchè si fida di parole difficli, fuori dal comune, non sempre immediate e chiare. Parole del Vangelo che parlano di Dio, dell'uomo e di me. 
Docile e Obbediente: non come un cagnolino col suo padrone. Troppe volte noi desideriamo questo tipo di obbedienza. Ci aspettiamo che gli altri ci obbediscano, ci ascoltino come un cagnolino fa col suo padrone. Ma è un obbedire come l'albero lo fa col vento. Si piega, prende la forma e la direzione che il vento gli da, ma non si spezza. Maria si "piega" a Dio nel fare cose più grandi di lei, e così anche noi dovremmo essere docili a Dio, in compiti nei quali so che c'è il seme della Salvezza. 
Umana: è la più umana nel vangelo, non nasconde paure e dubbi, non cade nel perfezionismo, ma vive la sua vita fatta di tempi, molte volte lunghi, domande, difficoltà, crescita e risposte.
Maria c'insegna ad avere una fede robusta, meditata, accolta e consegnata a Colui che è la Risposta a tutte le domande dell'esistenza, c'insegna ad essere noi i Tabernacoli viventi di Dio. Contemplare il Bambino nella culla, è meditare il Mistero Pasquale. Il legno della culla, come dicevano i Padri, è stato usato per costruire la croce di Gesù.

Annunciazione di Ulisse Sartini



La croce porta Gesù che è l'Amore pure, noi non amiamo la croce, ma il Crocifisso glorioso e come Maria lo capiremo vivendo e meditando la nostra vita. Maria sotto la croce genera la Chiesa, genera noi e c'invita, oggi, ad essere pienamente uomini e pienamente cristiani, in cui mettiamo in gioco la nostra intelligenza, la nostra volontà, i nostri sentimenti e la nostra fiducia. 
San Luigi Orione ci scrive:
"Onoriamo Maria! e stacchiamo il nostro cuore dai beni di questa misera terra, ché, quaggiù, ogni cosa è vanità, e le ricchezze caduche e il fumo degli onori e le voglie dei sensi: tutto è disinganno!
Amiamo la beata e spirituale povertà, tanto cara alla Madonna leviamo alto lo spirito alle cose invisibili, e corriamo là dov'è gaudio sempiterno!
Annunciazione di Arcabas
Onoriamo Maria! Invochiamola, supplichiamola di infonderci un po' della sua immacolata purezza e di purificarci: di darci la mano e di condurci: di darci la semplicità dal cuore puro, che vede Dio, che intende a Dio: ci dia la Santa Madonna l'amore di Gesù sopr'ogni cosa, e forza di volontà per camminare virilmente con Cristo!"

La speranza davanti a tanto male è il fatto che ancora oggi ci sono uomini e donne che dicono il loro sì davanti a tutto, dicono il loro sì a Dio sapendo che solo così la propria vita sarà piena e sarà Beata.