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GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE, (Mt 10,8b). Noi abbiamo solo il presente da vivere e in questo tempo ci giochiamo la nostra vita, la nostra eternità, il nostro destino (E. Olivero)
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giovedì, maggio 28

1Cor 13,4-6



Assai bene Paolo enumera la complessità di questa legge, col dire: «La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità» (1 Cor 13, 4-6).
«La carità è paziente», perché sopporta con serenità i torti ricevuti.
«È benigna», perché in cambio dei mali offre beni con larghezza.
«Non è invidiosa», perché nulla desidera in questo mondo, e quindi non sa invidiare i successi terreni.
«Non si vanta», perché non si esalta dei beni esteriori, mentre desidera ardentemente il premio di una ricompensa interiore.
«Non manca di rispetto», perché dilatandosi nel solo amore di Dio e del prossimo, ignora tutto ciò che è contrario alla rettitudine.
«Non è ambiziosa», perché, occupandosi intensamente dei suoi beni interni, non sente affatto all'esterno il desiderio delle cose altrui.
«Non cerca il suo interesse», perché tutto quello che possiede in modo transitorio quaggiù lo trascura come fosse di altri, e non riconosce nulla di suo, se non quello che perdura con essa.
«Non si adira», perché, anche se provocata dalle ingiustizie, non si eccita ad alcun moto di vendetta, e attende maggiori ricompense future per i grandi travagli sostenuti.
«Non tiene conto del male ricevuto», perché rinsaldando l'anima nell'amore del bene, svelle dalle radici ogni forma di odio e non sa trattenere nell'anima ciò che macchia.
«Non gode dell'ingiustizia», perché, anelando unicamente all'amore verso tutti, non si compiace in alcun modo della rovina degli avversari.
«Ma si compiace della verità», perché, amando gli altri come se stessa, e vedendo in essi la rettitudine, si rallegra come di un profitto e progresso proprio.(san Gregorio Magno, papa)
Non abbiate debiti con nessuno, se non quello di un amore vicendevole. (Rm 13,8)


mercoledì, aprile 8

He's Alive (Egli è vivo)


Egli è vivo

I cancelli e le porte erano sprangati,
e tutte le finestre chiuse.
Ho trascorso una notte insonne
sussultando a ogni suono.

Tra la speranza nel dolore
e la paura del giorno
ci avrebbero trovati i soldati facendo irruzione
per portare via tutti noi.

E proprio prima dell'alba
ho sentito qualcosa sul muro,
la porta ha iniziato a muoversi
e una voce ha iniziato a chiamare.

Sono corso alla finestra,
ho guardato giù in strada,
aspettandomi spade e torce
e il suono dei passi dei soldati.

Ma non c'era nessuno lì se non Maria,
per cui sono sceso per farla entrare,
e Giovanni era lì in piedi dietro di me,
mentre lei mi diceva dov'era stata.

“Lo hanno spostato nella notte
e nessuno di noi sa dove.
La pietra è stata rotolata via
e ora il Suo corpo non è lì”.

Siamo corsi entrambi verso il giardino,
poi Giovanni è andato avanti.
Abbiamo trovato la pietra e la tomba vuota,
proprio come aveva detto Maria.

Ma i teli nei quali Lo avevano avvolto
erano solo una conchiglia vuota,
e come o dove Lo avessero portato
non lo sapevo.

Oh, era accaduto qualcosa di strano lì,
che ignoravo.
Giovanni ha pensato a un miracolo,
ma io mi sono solo girato per andare via.

Le circostanze e le ipotesi
non sono riuscite a sollevarmi molto.
Li avevo visti crocifiggerLo,
e L'ho visto morire.

Una volta tornato a casa,
mi hanno travolto il senso di colpa e l'angoscia.
Tutto ciò che Gli avevo promesso
si aggiungeva alla mia vergogna.

Quando alla fine è arrivato il momento di scegliere,
ho negato di conoscere il Suo nome,
e anche se Egli fosse vivo
non sarebbe la stessa cosa.

All'improvviso l'aria si è riempita
di un profumo strano e dolce,
la luce che penetrava da ogni luogo
ha dissipato le ombre dalla stanza.

E Gesù era in piedi davanti a me,
con le braccia spalancate.
Sono caduto in ginocchio,
mi sono aggrappato a Lui ed ho pianto.

Mi ha rialzato,
e mentre lo fissavo negli occhi
l'amore fluiva da Lui
come la luce del sole dal cielo.

Il senso di colpa nella mia confusione
è scomparso in un dolce sollievo,
e ogni paura che avevo avuto
si è sciolta nella pace.

Egli è vivo, Egli è vivo,
Egli è vivo e io sono perdonato.
Egli è vivo, Egli è vivo,
Egli è vivo e io sono perdonato.
Le porte del paradiso sono spalancate.

Egli è vivo, Egli è vivo,
Egli è vivo e io sono perdonato.
Le porte del paradiso sono spalancate.
Egli è vivo, Egli è vivo, Egli è vivo, Egli è vivo.




sabato, novembre 1

Santi o morti, o...?

 La notte del 31 ottobre un gioco: travestiti da morti vagavano nelle strade, quasi a voler spaventare i vivi che abitano nelle case Un modo per prendersi gioco della morte? Per esorcizzarla, banalizzarla? O solo per fare un'altra festa? Un gioco questa notte... ora invece la realtà; non una finzione: il confronto con la morte, quella vera, quella dei nostri cari che in questo o in altri cimiteri riposano in attesa Corriamo il rischio che la solennità dei Santi sia mangiata dal ricordo dei morti, come una nube che copre il sole, e ci fa sentire freddo o nebbia che rende tutto triste e incerto il cammino o vento teso che annuncia imminente la cattiva stagione. E invece ... invece la luce della risurrezione continua a brillare la risurrezione di Cristo e del cristiano continua a illuminare il mistero grande della morte come dire questo giorno perché sia compreso e torni alla sua dignità di solennità dei Santi? Come celebrare il giorno dei Santi, con la preghiera al cimitero? Come anche il giorno del "dies irae", quando saremo davanti a lui, avvolti nella sua luce che ci fa conoscere la nostra vera vita? alcune immagini… solo alcune immagini… per indicare un mistero: Giorno della vita e non della morte, dei santi e vittoriosi e non di poveri uomini sconfitti non il tramonto, ma il momento che precede l'alba siamo ancora avvolti nella penombra ... ma sta per sorgere il sole non una bufera di neve che copre tutto, nasconde e rende insidioso il sentiero della vita bensì il bianco dei bucaneve che della neve prendono il posto tra le chiazze che di giorno in giorno spariscono come "il sabato del villaggio" che attende e prepara il dì di festa ma non con la tristezza di chi sa che poi tutto finisce perché con questa festa entriamo nella domenica senza tramonto nel giorno che non muore e ha un nome: Cristo Signore Die Domini, Giorno del Signore non le ultime briciole di un pane duro e raffermo, raccattate nel cesto vuoto ma il profumo che esce dal forno e riempie la casa, e non inganna chi ha fame fame di vita, quel pane che, solo, nutre veramente non il venerdì santo che allunga la sua ombra sui giorni che seguono e li fa scolorire bensì l'alba del giorno di pasqua e noi come le donne che vanno alla tomba quando è ancora buio, e trovano vuota ... la tomba di Cristo, del re vittorioso e presto lo saranno anche le nostre noi camminiamo, e le nostre lampade stanno per spegnersi ma ciò non ci spaventa, non crea ansia perché vediamo che ci viene incontro colui che chiamiamo La Luce perpetua, ... "Lux perpetua leceat eis" Il Sole di giustizia che appare all'orizzonte e presto ci avvolge nel suo giorno Giorno di gioia perché è lui la Vita che sconfigge la morte. E non è il gioco da fare nella notte che precede la grande festa, quasi a banalizzarla, è il senso della vita, il segreto della gioia, la fonte della speranza che nasce davanti alla morte.
 

martedì, ottobre 7

Dove vedo Dio?

Trinità, Lotto

Se egli non fosse venuto in mezzo a noi, che idea si sarebbe potuto fare di Dio l'uomo, se non quella di un idolo, frutto di fantasia?
    Sarebbe rimasto incomprensibile e inaccessibile, invisibile e del tutto inimmaginabile. Invece ha voluto essere compreso, ha voluto essere veduto, ha voluto essere immaginato. Dirai: Dove e quando si rende a noi visibile? Appunto nel presepio, in grembo alla Vergine, mentre predica sulla montagna, mentre passa la notte in preghiera, mentre pende sulla croce e illividisce nella morte, oppure mentre, libero tra i morti, comanda sull'inferno, o anche quando risorge il terzo giorno e mostra agli apostoli le trafitture dei chiodi, quali segni di vittoria, e, finalmente, mentre sale al cielo sotto i loro sguardi.
    Non è forse cosa giusta, pia e santa meditare tutti questi misteri? Quando la mia mente li pensa, vi trova Dio, vi sente colui che in tutto e per tutto è il mio Dio. È dunque vera sapienza fermarsi su di essi in contemplazione. (S. Bernardo, abate)

venerdì, ottobre 3

Il Regno di Dio


(Mt 21,3-43) Il Regno di Dio non è offerto in dono ai vignaioli; prova ne è che viene dato in affitto ai vignaioli. Il Regno di Dio non è offerto in dono, ma il regno di Dio è il donare, è il dono. Dio non si offre in dono, Dio è il dono, è il donare. E i vignaioli pagano un affitto, pagano un prezzo. Non per accogliere il dono si paga un prezzo, ma per entrare nel dono, per avere parte a Colui che è il dono, che è il donarsi, si paga un prezzo. E il prezzo è diventare simili al dono, diventare come il donare. Non solo imparare a donare, non solo fare dei doni, non solo fare della vita un dono, ma essere il dono, essere il donare. Così la nostra essenza, come quella di Dio, ha la consistenza del donarsi, del darsi totalmente. Nella relazione tra me e Dio, non rimane niente di me, perché sono tutto in Dio, e non rimane niente di Dio, perché è tutto in me; ma ognuno rimane se stesso. È un dinamismo, è il darsi. L’essenza del Cristianesimo non è il dono, perché questo finisce e diventa proprietà di qualcun altro; ma è il darsi, in un movimento infinito in cui continuamente e totalmente l’uno si dà all’altro, rimanendo se stesso: è la Trinità. (don Daniele Simonazzi)



domenica, giugno 1

Amicizia tra gli uomini e Comunione (amicizia) tra Dio e gli uomini

Ascensione di Cristo, Salvador Dalì


Come in ogni relazione interpersonale, anche nella comunione tra Dio e l’uomo occorre salvaguardare le esigenze che rendono questa relazione salda e autentica. Le condizioni dell’amicizia umana: sincerità, fedeltà, dono di sé sono da coltivare anche nell’amicizia con Dio. La prima esigenza è senz’altro quella di ascoltare e obbedire, perché è Dio che compie il primo passo, che chiama all’amicizia; a questo invito l’uomo risponde accogliendo la chiamata e osservando la parola di Dio. Da questo atteggiamento deriva la seconda esigenza, che consiste nel professare la fede e nell’adorare, perché la comunione comporta la testimonianza della propria fede, anche in pubblico. La terza esigenza consiste nella vita del cristiano che crede e sta nella comunione con Dio, che consiste nel lasciarsi guidare dallo Spirito e nell’imitazione di Cristo. La ricchezza della liturgia di oggi ci invita a superare, laddove esista, la superficialità di una fede generica, legalista, devozionale in un essere superiore, per condividere e vivere in pienezza la comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Senor del gran poder

venerdì, aprile 25

Farmaco d'immortalità

Composizione
JHS: non è una formula chimica, ma sigla che marca il Pane Eucaristico, Pane di frumento, consacrato nella Messa, dallo Spirito Santo di Dio, nelle mani del sacerdote e divenuto Corpo vivo di Cristo Gesù; destinato ad essere mangiato dai battezzati convocato in Assemblea alla Celebrazione e conservato per gli invitati assenti. 
JHS tre lettere dell'alfabeto latino, iniziali di tre parole:
Jesus: Gesù;
Hominum: degli uomini;
Salvator: Salvatore.
Gesù Salvatore degli uomini

Come si prepara
Allo sguardo appare un dischetto bianco di pane e nel calice un pò di vino. In effetti è il corpo e il sangue del Signore Gesù, vivo e presente per noi. Apparenza umile, silenziosa. Solo chi possiede la parola del Signore può capire il silenzio dell'Eucaristia.

Indicazioni
Anemia spirituale, perdita del gusto delle cose di Dio, disorientamento nella guida della propria vita e della propria famiglia, indifferenza, idolatria. Facilità di giudizio di condanna su tutto e su tutti, irascibilità, indebolimento della decisionalità a partire dal Vangelo. Disidratazione, sterilità delle opere, causate dal poco bere linfa della Vite di cui si è tralci. Farmaco indicato non appena le conoscenze e le informazioni del proprio credo appaiono dei fantasmi, come numerose piante di un bosco nel quale si esita ad addentrarsi; difficoltà di dialogo, senso di emarginazione, di orfanezza, percezione di isolamento. Nausea per il sacro.

Controindicazioni
Nessuna per nessuno al mondo, nonostante una Bimillennaria sperimentazione del suo Principio Attivo; l'JHS è risultato l'unico farmaco omopato-compatibile.

Posologia
Bambini: mezz'ora/45 minuti alla settimana sotto vigile osservazione e gustosa scorta dei genitori a Messa. 
Adulti: la cura va da 1 ora alla settimana (Celebrazione Eucaristica domenicale), a un'aggiunta di mezz'ora al giorno. Il dosaggio s'intensifica con l'ora al giorno, quando l'attrazione di Gesù interessa le pulsazioni del cuore, si rende sintomatico l'invaghimento per Dio e si sta bene con Lui. La frequenza battiti in consonanza a quelli del cuore di Cristo, i pensieri a quellu di lui, e così i sogni e progetti, sono test di dosaggio equo. N.B.: Il farmaco agisce se si combina alla volontà di volere guarire.

Effetti indesiderati
Reazioni negative possono apparire non in chi assume il farmaco ma in parenti e amici che possono definire l'assenza (del paziente, di mezz'ora o di un ora) un danno per la famiglia. Derisioni e insulti, attribuzioni di bigottismo e di debolezza. Altri effetti collaterali indesiderati dall'JHS: Assuefazione, indifferenza o nei casipiù gravi, acquisizione del magico.

Precauzioni
Non agitarsi prima dell'uso, prima di decidersi a fare questo passo. La notizia che l'assunzione del farmaco fa cambiar vita e può attivare la guarigione della memoria, della volontà, della capacità di giudicare e di progettare, di fraternizzare,... farla circolare nell'ambiente con cautela, ma senza prorogarla. La fede si rafforza donandola. Nel caso di un convincimento debole, frequentare opportune catechesi parrocchiali o gruppi e movimenti ecclesiali. Esporsi al rischio di far parte della comunità di fede a tutti gli effetti. Le forze del male non prevarranno.


Scadenza
Mt 28,20: Il prodotto, in sè corruttibile, veicola e deposita germi positivi di incorruttibilità e di risurrezione. Viene confezionato ogni giorno e adempie la promessa di Gesù: "Sarò con voi sempre, fino alla fine del mondo".           
(Ditta farmaceutica Gioia 2007, Made in Italy)

Disputa sull'Eucaristia, Raffaello

mercoledì, aprile 23

Maria...storia di una donazione totale


Tutta la sua vita è sotto il segno di Dio. 
L'Immacolata Concezione è:
  • dono totale senza riserve, senza pentimenti al piano di Dio.
  • Lodare la Salvezza su di lei e l'umanità.
  • Il poter aggredire il male dentro e fuori di noi.
  • Il sogno di Dio sul mondo.
perchèDio
ci benedice, con ogni benedizione,
ci sceglie per essere Figli,
ci fa suoi eredi.
quindi anche noi riceviamo il saluto dell'angelo a Maria
Rallegrati piena di grazia...c'è l'iniziativa d'amore di Dio.
Gioisci, è arrivato il momento che Dio ti ha promesso, ti affida alla sua Parola.
L'Eccomi di Maria èun dire sono con te, è una parola di disponibilità, è una parola pronunciata dai profeti, da Samuele, da tutti quelli che aderiscono al piano di Dio; parola di Salvezza per l'intera umanità.
 Maria è Madre di Dio e della Chiesa, quindi fare gli auguri a qualcuno, vuol dire che la felicità di una persona non dipende solo da lei, ma è condivisione, partecipazione, presenza. I nostri auguri dovrebbero avere questi ingredienti. Dovrebbero essere intessuti di discrezione  e delicatezza, dovrebbero essere pieni di Maria: che non si agita, che interiorizza, non si chiude al mistero, è piena di stupore. 
E' importante questo atteggiamento di Maria. Riconoscere la presenza di Cristo in noi e nel mondo, perchè la vita è ricca di valori umani e divini, che Gesù Bambino è venuto a rispolverare dentro di noi: bontà, pace, concordia, rispetto, responsabilità; per cancellare tutti i contrari di questi valori: superficialità, egoismo, vendetta, odio.

martedì, aprile 22

Espressioni della carità

L'amore verticale di Dio s'incarna e si esprime nell'amore orizzontale del prossimo. La fede, quando si sposa con la carità, genera la speranza. E' più sicuro l'incontro del signore nell'amore del prossimo che nella preghiera. Per essere "credenti credibili" occorre coniugare simultaneamente:
  • Catechesi: "servire i poveri di Cristo" (cf. Lc 10,1-20; Mt 20,1-16);
  • Liturgia: "servire Cristo nei poveri" (cf. 1Gv 4,7-21)
  • Carità: "servire i poveri in Cristo"(cf. Mt 25,31-46; Lc 16,19-31)
SOLIDARIETA': il Buon samaritano (Lc 10,25-37): ogni fratello è sacramento di Cristo. Le opere di misericordia ci rendono somiglianti a Cristo. La'more non abbandona: l'indifferenza acuisce la sofferenza. Dall'assistenza alla solidarietà in vista dell'indipendenza dal bisogno.
 
SERVIZIO: la Lavanda dei piedi (Gv 13,1-17): dal sacramento dell'amore al comandamento dell'amore (Gv 13,34). Dalla stola al grembiule: servi del bene altrui.
 
FRATERNITA': la Prima comunità cristiana di Gerusalemme (At 4,32-35): la comunione fraterna è contagiosa: "Guardate come si amano!" (Tertulliano). "Un cuor solo ed un'anima sola": la comunione fraterna è la Gloria di Dio. 

SOLLECITUDINE: la Preoccupazione per la pecorella smarrita (Mt 18,12-14): il cuore del padre non si dà pace finchè il figlio è lontano e smarrito. L'amore non allontana, nè si allontana, ma getta il cuore oltre gli errori del prossimo. 

GRATUITA': la Scelta degli invitati più poveri (Lc 6,32-35; Lc 14,13-14): "Vi è più gioia nel dare che nel ricevere" (At 20,35); "Dio ama chi (si) dona con gioia" (2Cor 9,7)

CONDIVISIONE: la Moltiplicazione dei pani (Gv 6,9)-Zaccheo (Lc 19,1-10): la comunione dei beni è segno della comunione dei cuori. La giustizia ha sempre bisogno della carità. 

MISERICORDIA: le Parabole dell'amore misericordioso (Lc 15; cf Gv 8 e Mt 18): il dono del perdono: "Signore, dammi ciò che chiedi e poi chiedimi ciò che vuoi" (Sant'Agostino). Per perdonare occorre amore; per chiedere perdono occorre umiltà. 

GIUSTIZIA: Dottrina sociale della Chiesa e scelta preferenziale dei poveri: il serio impegno politico-sociale-sindacale è una squisita forma di carità a servizio del bene comune, della promozione dei poveri e della cooperazione internazionale. E' urgente una dimensione pubblica e collettiva della carità.

N.B.: La carità pastorale, spirituale, morale, culturale, attende cuori appassionati!


Mt 19,3-9 e Mc 12,28-33

Il centro di questi Vangeli è la durezza del cuore umano , inaridimento della disponibilità ad amare.
Egoismo come stile di vita, rifiuto del progetto divino. Al giorno d'oggi è una cosa "normale", lo fanno tutti, ci si adegua, ma ci si dimentica che Dio ha creato la coppia: due persone nel loro essere maschio e femmina, che s'integrano e si completano. Di due si forma una nuova, unica realtà: la coppia. Tenuta unita dall'amore reciproco, aperta nell'amore alla trasmissione della vita, e la coppia diventa famiglia. Questo è il progetto di Dio, il quale ne è rimasto incantato, è la sua migliore opera d'arte.
La famiglia è il fondamento su cui si fonda la società. In funzione ad essa hanno senso: lo Stato, le leggi, l'economia, la scuola, la stessa vita consacrata e il sacerdozio. 
La famiglia è una realtà da riscoprire, valorizzare, difendere, poichè il suo stato di salute segnala lo stato di salute di una società, perchè l'essere coppia è fondamentale per essere famiglia. Per essere un valore realizzabile bisogna che la singola persona faccia un accmino personale, in preparazione alla vita di coppia e famiglia. E' necessaria una testimonianza di coppia e famiglia, sostanzialmente riuscita; non perfetta ma una vita assieme da costruire insieme a vivere l'uno per l'altro, perchè ogni fallimento pesa su tutti.
La cultura di oggi, grazie alla TV, ai giornali, ad internet, ai romanzi rosa, riduce la sessualità e l'educazione sessuale al sesso e alle sue tecniche, in cui viene dimenticata la persona. Oggi non si parla di fedeltà/fiducia reciproca, conoscenza approfondita del partner, capacità di aspettare, astinenza sessuale, matrimonio. Oggi l'eros e l'agape sono distinte, quindi o troviamo un amore non reale, che un pò diventa una fuga, si spiritualizza tutto, oppure un amore passionale ma l'altro diventa un oggetto e vengono dimenticate le dimensioni del sacrificio, di fedeltà, di donazione di sè; il linguaggio comune riduce alla parola amore.


Il credente sa che solo rivolgendosi a Dio trova la forza, una nuova linfa per rivolgersi al prossimo. La società d'oggi vede l'uomo: centrato solo sul piacere e sulla libertà, che si riduce a libertinaggio; In ciò che sente, è vero ciò che è utile, e si vedono i risultati; nella sua individualità.
Abbiamo un uomo che cerca solo di afre meno fatica, scappa dal dolore, disciplina. Per lui ciò che conta è che la propria felicità è soddisfatta. Concepisce una libertà che si riduce a "faccio quello che voglio", "non ho doveri"; la fedeltà e l'indissolubilità del matrimonio perdono consistenza, sono considerati aspetti impossibili da realizzare. A volte non sono considerati valori, perchè la persona in questione deve "fare esperienza". Si parla di educazione sessuale, ma che si riduce tutto a conoscenze antropologiche, psicologiche, sociologiche. E' necessario capire la sessualità alla luce del mistero dell'Incarnazione, della Morte e Resurrezione di Gesù. 
La sessualità, nel progetto di Dio, è un meraviglioso dono, ma va capito e lettocome appare, cioè attraverso il corpo, il suo linguaggio. La non conoscenza del nostro corpo provoca disordini nella persona stessa e di conseguenza nelle relazioni con gli altri. 
Oggi c'è una visione angosciata del nostro corpo: magro, asciutto, tonico, prestante, sensuale. La sessualità è solo un mezzo? Non è forse un valore che riguarda la persona in tutti i suoi aspetti?: corpo, sentimenti, mente, volontà, liberta. Il danno più grosso alla sessualità è la pornografia. Perchè crea dipendenza, alterazione affettiva, incapacità di fare scelte importanti o cambiamenti, una visione del sesso troppo animalesca. La pornografia in tutte le sue forme, anche la più innocua (come i video delle canzoni o alcune pubblicità) crea dipendenza. L'atto coniugale in sè non ha nulla di sconveniente, di animalesco, e di peccaminoso; a meno che non lo si fa diventare istinto spontaneo, un impulso erotico sessuale, uno sfogo. L'unione coniugale è un vero atto di amore, quando è una donazione di sè: della mente, del cuore, del corpo, perchè tende a  valorizzare il coniuge. Tutto è tuo, è per te! quindi l'uso dei contraccettivo, l'autoerotismo, la pillola contraccettiva, la pillola del giorno dopo, l'aborto, i rapporti contro natura,... tolgono all'essere umano la responsabilità delle proprie azioni e gli atti sessuali sono solo egoistici perchè non sono aperti al dialogo. La sessualityà umana ha bisogno di essere umanizzata, perchè fare l'amore senza coscienza e responsabilità è fisicxamente possibile, ma è insignificante e banale, perchè si ferma all'istinto, al piacere, a quello che sento in quel momento.
La sessualità umana, oltre allo scopo della rispoduzione, ha lo scopo dell'incontro, della relazione. Essere ad immagine di Dio, significa essere fatti per la relazione, cioè l'uomo è capace d'incontro con l'altro. In quest'incontro l'uomo e la donna sperimentano la loro diversità, la quale è il pilastro su cui costruire le nostre relazioni. M afacciamo fatica ad accettare la diversità dell'altro/a, perchè abbiamo la tendenza a rendere l'altro/a come dico io o come me, invece l'altro deve rimanere se stesso/a, solo così avviene un vero, unz vera comunione. 
Tutti devono essere ad immagine di Dio e nessuno dev'essere a nostra immagine. Accettare, amre, desiderare e volere l'altro come diverso da sè è la più grande sfida e fatica dell'uomo. Maschio e femmina sono uno destinatario dell'altra, si completano ma deve rimanere la diversità. 

  Solo così si matura, si crea l'incontro, perchè l'altro è sempre una persona e rimane tale. L'amore non cancella e nasconde le differenze. L'amore vero si fonda sul dare e ricevere: dare ciò che si ha e ricevere ciò che non si ha. L'amore vero ha bisogno di reciprocità, accettando l'altro con i suoi limiti, che mi danno la possibilità di donargli ciò che non ha. 
L'amore nasce dalla libertà e dal rispetto totale dell'altro. L'amore invece è vivere in un altro e per un altro, perciò solo l'atto sessuale inserito nel Sacramento del matrimonio ha un alto spessore umano, ed è vero perchè dice una donazione di sè totale. Amare è perdere se stessi nell'altro, per l'altro, con l'altro per arrivare ad una profonda comunione e solo così riscopro chi sono, recupero la mia identità 




domenica, marzo 9

Schema per pregare


Prima di entrare in preghiera scelgo con cura il tempo, il luogo e la posizione che più mi aiutano a pregare.
Entra in preghiera pacificandomi con un momento di silenzio, respirando lentamente, pensando che incontrerò il Signore, chiedendo perdono delle offese fatte e perdonando di cuore le offese ricevute.
Mettendomi alla presenza del Signore. Faccio un segno di croce. Per lo spazio di un Padre nostro guardo come Dio mi guarda, faccio un gesto di riverenza, inizio la preghiera, in ginocchio o come più mi aiuta, chiedendo al Padre, nel nome di Gesù, lo Spirito Santo, perché il mio desiderio e la mia volontà, la mia intelligenza e la mia memoria siano ordinati solo al lode e servizio suo.
Mi raccolgo immaginando il luogo in cui si svolge la scena da considerare.
Chiedo al Signore ciò che voglio, sarà il dono che quel brano di vangelo mi vuol fare e che corrisponde a quanto Gesù fa o dice in quel racconto.
Medito e/o contemplo la scena leggendo il testo lentamente, punto per punto, sapendo che dietro ogni parola c’è il Signore che parla a me, usando la memoria per ricordare, l’intelligenza per capire e applicare alla mia vita, la volontà per desiderare, chiedere, ringraziare, amare, adorare. NB: non avrò fretta, non occorre far tutto; è importante sentire e gustare interiormente.
Concludo con un colloquio col Signore da amico ad amico su ciò che ho meditato, finisco con un Padre nostro, esco lentamente dalla preghiera.
Rilettura della preghiera
·      Da parte mia: come ho usato le indicazioni di metodo? Il luogo scelto per pregare mi ha aiutato? E la posizione del corpo? Sono stato fedele al tempo stabilito? Mi sembra di avercela messa tutta? Come mi sono comportato di fronte alle distrazioni?
·      Faccio memoria dei doni ricevuti: quali passi, parole, immagini, situazioni, persone del testo hanno trattenuto la mia attenzione? Quali sentimenti desideri, attrazioni o resistenze, gusto o disgusto, paure o consolazioni, dubbi o conferme li hanno accompagnati? Quali intuizioni o intenzioni si sono presentate? Come ho terminato? Ho “dialogato” con il Signore? Su cosa?

Eucaristia


COS’è? ...
·      Mezzo scelto da Gesù per comunicarci la vita divina.
·      Sacramento della vita eterna, donataci col sacrificio della croce comunicataci col Battesimo.
·      Sacramento vivente del sacrificio di Gesù.
·      È la prefigurazione della festa messianica, saremo uniti per sempre al Dio Uno e Trino.
Gesù eucaristico, amore Eucaristia è
·      Gesù amore
·      Gesù vivo e vero, che ci ha amato fino all’eccesso (Gv 13,1)
Tutte le espressioni dell’amore:
Amore crocifisso nella Celebrazione Eucaristica, in cui rinnova l’immolazione di sé per noi.
Amore unitivo nella comunione Sacramentale e spirituale, in cui si fa “uno” con chi lo riceve.
Amore adorante nel Tabernacolo in cui è presente come olocausto di adorazione al Padre.
Amore contemplativo nell’incontro con le anime che amano “stare ai suoi piedi”. (Lc 10,39)
Amore orante nella sua “intercessione incensante per noi” al cospetto del Padre. (Eb 7,25)
Amore inebriante nelle celesti ebrezze dell’unione nuziale con i suoi prediletti. Egli strinse a sé con amore esclusivo.
Piergiuliano Eymard “essere posseduti da Gesù e possederlo: ecco il regno perfetto dell’amore”. L’Eucaristia realizza questo “Regno perfetto dell’amore”. In tutti i puri di cuore che si accostano a Gesù Ostia con umiltà e amore.
Gesù nell’Eucaristia s’immola per noi, si dona a noi, resta fra noi, con umiltà e amore infiniti. L’Eucaristia è Dio fra noi, Gesù realmente, fisicamente presente nelle Ostie consacrate per dimorare in mezzo a noi, operare in noi, per noi a nostra disposizione.
Per conoscere, amare, vivere l’Eucaristia è necessario anzitutto la meditazione, attenta e ordinata sull’Eucaristia, fatta sui libri che ci portano alla scoperta, all’approfondimento personale di questo mistero d’amore.
San Bernardo “L’Eucaristia è l’amore che supera tutti gli amori nel cielo e sulla terra”. La Santa Comunione rappresenta il vertice di questo esercizio d’amore che si consuma nell’unione fra il cuore della creatura e Gesù. 

domenica, febbraio 2

Candelora

Quentin Metsys or Massys il vecchio (c.1466-1530) Presentazione nel tempio
La colomba segno del popolo che vive l'attesa
Sono sempre in mano a San Giuseppe le colombe, offerta dei poveri prescritta dalla legge di Mosè per il riscatto dei primogeniti. Il simbolo della colomba affiora qua e là in tutta la Scrittura caricandosi di volta in volta di diversi significati. Compare all’inizio del dettato biblico nell’episodio di Noè dove il patriarca pre-abramitico, al termine del diluvio, lascia partire una colomba per verificare lo stato dell’emersione della terra dalle acque. Quello che, collegato all’arcobaleno, è stato identificato come segno della pace è in realtà un simbolo molto complesso e dalle mille sfaccettature.
Nei mosaici della Basilica di San Marco, ad esempio, Noè libera dalla finestra dell’arca una colomba immacolata, segno del popolo redento dal battesimo e guarda, non senza preoccupazione, il corvo che ancora si attarda sulle carogne che galleggiano sull’acqua. Il corvo allude all’uomo ancora peccatore che, incurante degli eventi salvifici divini, indugia nelle vie delle sue inclinazioni malvagie.Era chiaro, dunque, ai cristiani del XII secolo che la colomba, per il suo verso lamentoso e gutturale, fosse segno del popolo che geme per il desiderio del tempio (e quindi del sacrificio) e della salvezza messianica. 
Così, anche nell’offerta sacrificale per il tempio, le coppie di tortore o colombe venivano a simboleggiare la struggente attesa del Messia: una di queste serviva per l’olocausto, l’altra per il sacrificio espiatorio. In una singolare Presentazione di Gesù al tempio, di Quentin Massys, le colombe si trovano al centro della scena. Le offre a Simeone uno spaventato Giuseppe, che pare improvvisamente consapevole del significato del gesto religioso che sta compiendo. Quel riscatto del primogenito sarà solo l’inizio di ben altro riscatto: mentre Giuseppe riscatta Gesù, riconoscendolo come figlio, un altro Padre – Dio stesso- riscatta l’umanità per mezzo di quel Figlio. Massys, allievo di Memling e fondatore della Scuola Fiamminga di Aversa vede, nell’evento della Presentazione, la professione di fede nell’avvento del Messia da parte di Maria e Giuseppe e, con loro, del popolo degli anawim. Colomba, del resto, in ebraico si dice «jona», nome del profeta immaginario che simboleggia l’intero popolo di Israele.
Se Giuseppe, infatti, regge le sole colombe, Maria porta una candela segno della sua fede in Cristo e nell’opera di redenzione che proprio da quel momento prende avvio. Dietro a Giuseppe si scorge la profetessa Anna di Fanuele, anziana frequentatrice del tempio di Gerusalemme, la quale pure regge la candela. Sullo sfondo altre quattro candele, segno dei punti cardinali, narrano di altre professioni di fede destinate a moltiplicarsi. L’umanissimo Gesù Bambino di Massys sembra spaventato. Una colomba lo guarda, è quella che sarà data in olocausto, come avverrà a quel bimbo un giorno sulla croce; l’altra invece guarda noi e chiede, implicitamente, la nostra disponibilità a offrire ogni giorno il sacrificio della nostra fede. 

Presentazionedi Gesù al Tempio, Rembrant



Oggi i fedeli cristiani portano il fuoco splendente con la candela, la quale è formata di cera e di stoppino. Nella fiammella è simboleggiata la divinità, nella cera l'umanità, nello stoppino l'asprezza della passione del Signore.
Come oggi, la beata Vergine portò e offrì nel tempio il Figlio di Dio e suo, e simbolicamente oggi i fedeli portano e offrono il fuoco, offrendo la candela.
E in questi tre elementi è indicata la vera penitenza: nel fuoco l'ardore della contrizione, che sradica tutte le radici dei vizi; nella cera la confessione del peccato: come fonde la cera di fronte al fuoco (cf. Sal 67,3), così per l'ardore del pentimento fluisce dalla bocca di chi si confessa l'accusa del suo peccato, mentre scorrono le lacrime; nello stoppino l'asprezza dell'espiazione e della riparazione.
In questi tre atti c'è Gesù, cioè la salvezza dell'uomo; e chi li avrà offerti a Dio, potrà dire con il giusto Simeone: "Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele" (Lc 2,29-30). Nota che in questi quattro versetti vengono indicate le quattro beatitudini del penitente. La prima beatitudine consiste nel perdono totale dei peccati e nella tranquillità della coscienza: "Lascia che il tuo servo vada in pace".
La seconda beatitudine consiste nella separazione dell'anima dal corpo, quando potrà vedere colui nel quale credette e che desiderò: "perché i miei occhi ha visto la tua salvezza". La terza beatitudine giungerà nell'esame dell'ultimo giudizio, quando sarà detto: Dategli del frutto delle sue mani e le sue stesse opere lo lodino alle porte dell'eternità (cf. Pro 31,31): "preparata da te davanti a tutti i popoli" (Lc 2,31). La quarta beatitudine sarà nello splendore della gloria eterna, in cui vedrà faccia a faccia e conoscerà come è conosciuto (cf. 1Cor 13,12): "luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele".                (Sant'Antonio di Padova, Pur. della Beata Vergine Maria - I -, § 9)

Presentazione di Gesù al Tempio, Stefan Lochner