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GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE, (Mt 10,8b). Noi abbiamo solo il presente da vivere e in questo tempo ci giochiamo la nostra vita, la nostra eternità, il nostro destino (E. Olivero)
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giovedì, dicembre 25

Un Natale sconvolgente


Il Natale è di solito una festa rumorosa: ci farebbe bene un po' di silenzio per ascoltare la voce dell'Amore.
Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima.
L' albero di Natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita. 
Gli addobbi di Natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita.
La campana di Natale sei tu quando chiami, congreghi e cerchi di unire.
Sei anche luce di Natale quando illumini con la tua vita il cammino degli altricon la bontà, la pazienza, l' allegria e la generosità.
Gli angeli di Natale sei tu quando canti al mondo un messaggio di pace, di giustizia e di amore.
La stella di Natale sei tu quando conduci qualcuno all' incontro con il Signore.
Sei anche i re magi quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai.
La musica di Natale sei tu quando conquisti l'armonia dentro di te.
Il regalo di Natale sei tu quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani.
Gli auguri di Natale sei tu quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri.
Il cenone di Natale sei tu quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco.
Tu sei la notte di Natalequando umile e cosciente ricevi nel silenzio della notte il Salvatore del mondo senza rumori nè grandi celebrazioni; tu sei sorriso di confidenza e tenerezzanella pace interiore di un Natale perenne
che stabilisce il regno dentro di te.
Un buon Natale a tutti coloro che somigliano al Natale. (Papa Francesco)
Natività di Romanino

sabato, aprile 21

Le chiavi del prete

1.      È richiesto un legame interiore, anzi, una conformazione a Cristo, e in questo necessariamente un superamento di noi stessi, una rinuncia a quello che è solamente nostro, alla tanto sbandierata autorealizzazione. È richiesto che noi, non rivendichiamo la nostra vita per se stessi, ma la mettiamo a disposizione di un altro, di Cristo. Che non domandi: che cosa ne ricavo per me? Bensì: che cosa posso dare io per Lui e così per gli altri? Concretamente: come deve realizzarsi questa conformazione a Cristo, il quale non domina, ma serve: non prende, ma dà.

2.      La conformazione a Cristo è il presupposto di ogni vero rinnovamento. A volte Cristo ci appare a volte troppo elevato e troppo grande. Per questo ha provveduto a “traduzioni” in ordine di grandezza più accessibili e più vicini a noi. I santi ci indicano come funziona il rinnovamento e come possiamo metterci al suo servizio.

3.      I sacerdoti sono amministratori dei misteri di Dio (1Cor 4,1) e che ci spetta il ministero dell’insegnamento. Per poter vivere ed amare la nostra fede, per poter amare Dio e quindi diventare capaci di ascoltarLo in modo giusto, dobbiamo sapere che cosa Dio ci ha detto; la nostra ragione ed il nostro cuore devono essere toccati dalla sua parola.

4.      Ogni nostro annuncio deve misurarsi sulla parola di Gesù Cristo: “La mia dottrina non è mia” (Gv 7,16). Non annunciamo teorie ed opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale siamo servitori. Non appartengo a me stesso proprio per il fatto che vado al di là di me stesso e mediante il superamento di me stesso riesco ad inserirmi in Cristo e nel suo Corpo che è la Chiesa. Non reclamizzo me stesso, ma dono me stesso.

5.      Lo zelo per le anime. È un’espressione fuori moda, che oggi quasi non viene più usata. I sacerdoti si devono occupare dell’uomo intero (l’uomo è un’unità, destinata con corpo e anima all’eternità), delle sue necessità fisiche, anche delle necessità dell’anima. Si preoccupano della salvezza degli uomini in corpo e anima. Le persone non devono mai avere la sensazione che i sacerdoti compiano coscienziosamente il nostro orario di lavoro, ma prima e dopo apparteniamo solo a noi stessi. Un sacerdote non appartiene mai a se stesso. Le persone devono percepire il nostro zelo, mediante il quale diamo una testimonianza credibile per il Vangelo di Gesù Cristo.
(stralci dell’omelia di Benedetto XVI, Giovedì Santo, 5 aprile 2012)

venerdì, febbraio 3

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
XLV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
  1° GENNAIO 2012
Sintesi del messaggio

EDUCARE I GIOVANI ALLA GIUSTIZIA E ALLA PACE
L'inizio di un nuovo anno, dono di Dio all'umanità, mi invita a rivolgere a tutti, con grande fiducia e affetto, uno speciale augurio per questo tempo che ci sta dinanzi, perché sia concretamente segnato dalla giustizia e dalla pace.
Vorrei dunque presentare il Messaggio per la XLV Giornata Mondiale della Pace in una prospettiva educativa: «Educare i giovani alla giustizia e alla pace», nella convinzione che essi, con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale, possono offrire una nuova speranza al mondo.
Essere attenti al mondo giovanile, saperlo ascoltare e valorizzare, non è solamente un'opportunità, ma un dovere primario di tutta la società, per la costruzione di un futuro di giustizia e di pace.
La Chiesa guarda ai giovani con speranza, ha fiducia in loro e li incoraggia a ricercare la verità, a difendere il bene comune, ad avere prospettive aperte sul mondo e occhi capaci di vedere «cose nuove» (Is 42,9; 48,6)!

I responsabili dell'educazione
Vorrei rivolgermi anche ai responsabili delle istituzioni che hanno compiti educativi: veglino con grande senso di responsabilità affinché la dignità di ogni persona sia rispettata e valorizzata in ogni circostanza. Abbiano cura che ogni giovane possa scoprire la propria vocazione, accompagnandolo nel far fruttificare i doni che il Signore gli ha accordato. Assicurino alle famiglie che i loro figli possano avere un cammino formativo non in contrasto con la loro coscienza e i loro principi religiosi.
Anche i giovani devono avere il coraggio di vivere prima di tutto essi stessi ciò che chiedono a coloro che li circondano. È una grande responsabilità quella che li riguarda: abbiano la forza di fare un uso buono e consapevole della libertà. Anch'essi sono responsabili della propria educazione e formazione alla giustizia e alla pace!

Educare alla verità e alla libertà
Che cosa desidera l'uomo più fortemente della verità?».
È questa la domanda fondamentale da porsi: chi è l'uomo? L'uomo è un essere che porta nel cuore una sete di infinito, una sete di verità - non parziale, ma capace di spiegare il senso della vita - perché è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Riconoscere allora con gratitudine la vita come dono inestimabile, conduce a scoprire la propria dignità profonda e l'inviolabilità di ogni persona. Perciò, la prima educazione consiste nell'imparare a riconoscere nell'uomo l'immagine del Creatore e, di conseguenza, ad avere un profondo rispetto per ogni essere umano e aiutare gli altri a realizzare una vita conforme a questa altissima dignità.
La libertà è un valore prezioso, ma delicato; può essere fraintesa e usata male.
Per esercitare la sua libertà, l'uomo deve dunque superare l'orizzonte relativistico e conoscere la verità su se stesso e la verità circa il bene e il male. Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce lo chiama ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, ad assumere la responsabilità del bene compiuto e del male commesso. Per questo, l'esercizio della libertà è intimamente connesso alla legge morale naturale, che ha carattere universale, esprime la dignità di ogni persona, pone la base dei suoi diritti e doveri fondamentali, e dunque, in ultima analisi, della convivenza giusta e pacifica fra le persone.

Educare alla giustizia
Non possiamo ignorare che certe correnti della cultura moderna, sostenute da principi economici razionalistici e individualisti, hanno alienato il concetto di giustizia dalle sue radici trascendenti, separandolo dalla carità e dalla solidarietà: «La "città dell'uomo" non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione. La carità manifesta sempre anche nelle relazioni umane l'amore di Dio, essa dà valore teologale e salvifico a ogni impegno di giustizia nel mondo».
Educare alla pace
5. «La pace non è la semplice assenza di guerra e non può ridursi ad assicurare l'equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l'assidua pratica della fratellanza».
Ma la pace non è soltanto dono da ricevere, bensì anche opera da costruire. Per essere veramente operatori di pace, dobbiamo educarci alla compassione, alla solidarietà, alla collaborazione, alla fraternità, essere attivi all'interno della comunità e vigili nel destare le coscienze sulle questioni nazionali ed internazionali e sull'importanza di ricercare adeguate modalità di ridistribuzione della ricchezza, di promozione della crescita, di cooperazione allo sviluppo e di risoluzione dei conflitti. «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio», dice Gesù nel discorso della montagna (Mt 5,9).
La pace per tutti nasce dalla giustizia di ciascuno e nessuno può eludere questo impegno essenziale di promuovere la giustizia, secondo le proprie competenze e responsabilità. Invito in particolare i giovani, che hanno sempre viva la tensione verso gli ideali, ad avere la pazienza e la tenacia di ricercare la giustizia e la pace, di coltivare il gusto per ciò che è giusto e vero, anche quando ciò può comportare sacrificio e andare controcorrente.

Alzare gli occhi a Dio
A tutti, in particolare ai giovani, voglio dire con forza: «Non sono le ideologie che salvano il mondo, ma soltanto il volgersi al Dio vivente, che è il nostro creatore, il garante della nostra libertà, il garante di ciò che è veramente buono e vero... il volgersi senza riserve a Dio che è la misura di ciò che è giusto e allo stesso tempo è l'amore eterno. E che cosa mai potrebbe salvarci se non l'amore?». L'amore si compiace della verità, è la forza che rende capaci di impegnarsi per la verità, per la giustizia, per la pace, perché tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta (cfr 1 Cor 13,1-13).
Cari giovani, voi siete un dono prezioso per la società. Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento di fronte alle difficoltà e non abbandonatevi a false soluzioni, che spesso si presentano come la via più facile per superare i problemi. Non abbiate paura di impegnarvi, di affrontare la fatica e il sacrificio, di scegliere le vie che richiedono fedeltà e costanza, umiltà e dedizione. Vivete con fiducia la vostra giovinezza e quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di amore vero! Vivete intensamente questa stagione della vita così ricca e piena di entusiasmo.
Siate coscienti di essere voi stessi di esempio e di stimolo per gli adulti, e lo sarete quanto più vi sforzate di superare le ingiustizie e la corruzione, quanto più desiderate un futuro migliore e vi impegnate a costruirlo. Siate consapevoli delle vostre potenzialità e non chiudetevi mai in voi stessi, ma sappiate lavorare per un futuro più luminoso per tutti. Non siete mai soli. La Chiesa ha fiducia in voi, vi segue, vi incoraggia e desidera offrirvi quanto ha di più prezioso: la possibilità di alzare gli occhi a Dio, di incontrare Gesù Cristo, Colui che è la giustizia e la pace.


lunedì, gennaio 16

L’esempio di Nazareth

La casa di Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitare.
Qui impariamo il metodo che ci permetterà di conoscere chi è il Cristo. Qui scopriamo il bisogno di osservare il quadro del suo soggiorno in mezzo a noi: cioè i luoghi, i tempi, i costumi, il linguaggio, i sacri riti, tutto insomma ciò di cui Gesù si servì per manifestarsi al mondo.
Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato. Qui, a questa scuola, certo comprendiamo perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo. Oh! come volentieri vorremmo ritornare fanciulli e metterci a questa umile e sublime scuola di Nazareth! Quanto ardentemente desidereremmo di ricominciare, vicino a Maria, ad apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle verità divine! Ma noi non siamo che di passaggio e ci è necessario deporre il desiderio di continuare a conoscere, in questa casa, la mai compiuta formazione all’intelligenza del Vangelo. Tuttavia non lasceremo questo luogo senza aver raccolto, quasi furtivamente, alcuni brevi ammonimenti dalla casa di Nazareth.
In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazareth, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari siano il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto.
Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazareth ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale. Infine impariamo la lezione del lavoro. Oh! dimora di Nazareth, casa del Figlio del falegname! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo ma redentrice della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti; ricordare sotto questo tetto che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine; qui infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mondo e mostrar loro il grande modello, il loro divino fratello, il profeta di tutte le giuste cause che li riguardano, cioè Cristo nostro Signore.
(Paolo VI, Discorso tenuto a Nazareth, 5 gennaio 1964)

Gesù è Nato

Chi desidera entrare nel luogo della nascita di Gesù, deve chinarsi. Mi sembra che in ciò si manifesti una verità più profonda, dalla quale vogliamo lasciarci toccare in questa Notte santa: se vogliamo trovare il Dio apparso quale bambino, allora dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione “illuminata”.
Dobbiamo deporre le nostre false certezze, la nostra superbia intellettuale, che ci impedisce di percepire la vicinanza di Dio. Dobbiamo seguire il cammino interiore di san Francesco – il cammino verso quell’estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere.
Dobbiamo chinarci, andare spiritualmente, per così dire, a piedi, per poter entrare attraverso il portale della fede ed incontrare il Dio che è diverso dai nostri pregiudizi e dalle nostre opinioni: il Dio che si nasconde nell’umiltà di un bimbo appena nato. Celebriamo così la liturgia di questa Notte santa e rinunciamo a fissarci su ciò che è materiale, misurabile e toccabile. Lasciamoci rendere semplici da quel Dio che si manifesta al cuore diventato semplice.
(L'omelia di Benedetto XVI durante la Messa della Notte per il Natale 2011)

mercoledì, dicembre 28

Sofferenza e Morte


La sofferenza e la morte sono calate come tenebre via via che Gesù si avvicinava alla croce, ma viva si è fatta anche la fiamma dell'amore. Ha sofferto per la verità e la giustizia, portando nella storia degli uomini il vangelo della sofferenza, che è l'altra faccia del vangelo dell'amore. Dio non può patire, ma può e vuole compatire. Dalla passione di Cristo può entrare in ogni sofferenza umana la con-solatio, "la consolazione dell'amore partecipe di Dio e così sorge la stella della speranza". (Benedetto XVI)

mercoledì, ottobre 5

Arte e Preghiera


SINTESI DI UNA MEDITAZIONE DI BENEDETTO XVI
Cos’è veramente necessario all’uomo d’oggi?
La necessità per ogni cristiano di trovare tempo per Dio, per la preghiera, in mezzo alle tante occupazioni delle nostre giornate.
Si può incontrarlo in tanti modi, quale ci consiglia?
Uno di questi canali che possono condurci a Dio ed essere anche di aiuto nell’incontro con Lui, è la via delle espressioni artistiche, "Via della Bellezza" , che l’uomo d’oggi dovrebbe recuperare nel suo significato più profondo.
Perché proprio le espressioni artistiche?
Perché l’arte è qualcosa che "parla", capace di toccare il cuore, di comunicare un messaggio, di elevare l’animo. Un’opera d’arte è frutto della capacità creativa dell’essere umano, che si interroga davanti alla realtà visibile, cerca di scoprirne il senso profondo e di comunicarlo attraverso il linguaggio delle forme, dei colori, dei suoni. L’arte è capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l’alto.
Qualsiasi opera d’arte ci può aiutare nel rapporto Dio?
No. Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede. Solo quelle opere che fanno vibrare le corde del nostro cuore, il nostro animo viene come dilatato ed è aiutato a rivolgersi a Dio. Solo queste opere possono essere occasioni per ricordarci di Dio, per aiutare la nostra preghiera o anche la conversione del cuore!
Cari amici, vi invito a riscoprire l’importanza di questa via anche per la preghiera, per la nostra relazione viva con Dio. Le città e i paesi in tutto il mondo racchiudono tesori d’arte che esprimono la fede e ci richiamano al rapporto con Dio. La visita ai luoghi d’arte, allora, non sia solo occasione di arricchimento culturale - anche questo - ma soprattutto possa diventare un momento di grazia, di stimolo per rafforzare il nostro legame e il nostro dialogo con il Signore, per fermarsi a contemplare il raggio di bellezza che ci colpisce, che quasi ci "ferisce" nell’intimo e ci invita a salire verso Dio. Speriamo che il Signore ci aiuti a contemplare la sua bellezza, sia nella natura che nelle opere d'arte, così da essere toccati dalla luce del suo volto, perché anche noi possiamo essere luci per il nostro prossimo.




sabato, luglio 2

Tu ci sei necessario


O Cristo, nostro unico mediatore,
Tu ci sei necessario:
per vivere in Comunione con Dio Padre;
per diventare con te, che sei Figlio unico e Signore nostro, suoi figli adottivi;
per essere rigenerati nello Spirito Santo.

Tu ci sei necessario,
o solo vero maestro delle verità recondite e indispensabili della vita,
per conoscere il nostro essere e il nostro destino, la via per conseguirlo.

Tu ci sei necessario,
o Redentore nostro,
per scoprire la nostra miseria e per guarirla;
per avere il concetto del bene e del male e la speranza della santità;
per deplorare i nostri peccati e per averne il perdono.

Tu ci sei necessario,
o fratello primogenito del genere umano,
per ritrovare le ragioni vere della fraternità fra gli uomini,
i fondamenti della giustizia, i tesori della carità, il bene sommo della pace.

Tu ci sei necessario,
o grande paziente dei nostri dolori,
per conoscere il senso della sofferenza
e per dare ad essa un valore di espiazione e di redenzione.

Tu ci sei necessario,
o vincitore della morte,
per liberarci dalla disperazione e dalla negazione,
e per avere certezze che non tradiscono in eterno.

Tu ci sei necessario,
o Cristo, o Signore, o Dio-con-noi,
per imparare l'amore vero e camminare nella gioia e nella forza della tua carità,
lungo il cammino della nostra vita faticosa,
fino all'incontro finale con Te amato, con Te atteso,
con Te benedetto nei secoli.

(Paolo VI, Lettera pastorale alla Diocesi di Milano, 1955)

lunedì, maggio 30

Il Rosario

Pio XII: "La recita del Rosario in famiglia è mezzo quanto mai efficace per risanare i mali che affliggono i nostri tempi (e ricondurre la società domastica alle norme dell'Evangelo)". Enciclica Ingruentium malorum del 15 settembre 1951.




Paolo XVI: "Il santo Rosario, la preghiera così cara alla Vergine Madre di Dio, per mezzo della quale i fedeli sono in grado di attuare nella maniera più soave ed efficace il camonado del divino Maestro: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto (Mt 7,7)". Enciclica Mense maio del 29 aprile 1965.

Giovanni Paolo II: "Questa preghiera, il Rosario, quanto gioverebbe se anche oggi fosse riscoperta e valorizzata, specialmente all'interno delle famiglie; [la preghiera del Rosario] allontana i germi della disgregazione familiare; è vincolo sicuro di comunione e di pace. Esorto tutti a trovare nel Santo Rosario il conforto ed il sostegno quotidiano per camminare sulla strada della fedeltà". Angelus del 25 ottobre 1998.

Benedetto XVI: "Il Rosario è preghiera biblica. E' preghiera del cuore, in cui la ripetizione dell'Ave Maria orienta il pensiero e l'affetto verso Cristo, e quindi si fa supplica fiduciosa alla Madre sua e nostra". Angelus del 10 ottobre 2010.

giovedì, febbraio 10

La prova è necessaria

Per maturare, per trovare davvero sempre più la strada che da una religiosità di facciata conduce a una profonda unione con la volontà di Dio, l’uomo ha bisogno della prova. Come il succo dell’uva deve fermentare per divenire vino di qualità, così l’uomo ha bisogno di purificazioni, di trasformazioni che per lui sono pericolose, che possono provocarne la caduta, che però costituiscono le vie indispensabili per giungere a se stessi e a Dio. L’amore è sempre un processo di purificazione, di rinunce, di trasformazioni dolorose di noi stessi e così una via di maturazione. Se Francesco Saverio poté pregare Dio dicendo: “Ti amo, non perché puoi donarmi il paradiso o l’inferno, ma semplicemente perché sei quello che sei – mio re e mio Dio”, era stato certamente  necessario un lungo percorso di purificazioni interiori per giungere a quest’ultima libertà – un percorso di maturazioni, in cui era in agguato la tentazione, il pericolo della caduta – e tuttavia un percorso necessario. [Benedetto XVI, tratto da “Gesù di Nazaret”, pagg 194-195]

venerdì, febbraio 4

Sono Amico di Gesù?


«Il vostro impegno all’altare non è solo un dovere, ma un grande onore, un autentico servizio santo.
Voi ministranti siete chiamati in particolare a essere giovani amici di Gesù. Impegnatevi ad approfondire e a coltivare quest’amicizia con Lui. Scoprirete di aver trovato in Gesù un vero amico per la vita!
Spesso il ministrante tiene in mano una candela. Come non pensare a ciò che disse Gesù nel Discorso della Montagna: «Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,14). Il vostro servizio non può limitarsi all’interno di una chiesa. Esso deve irradiarsi nella vita di ogni giorno: nella scuola, nella famiglia e nei diversi ambiti della società. Poiché chi vuole servire Gesù Cristo all’interno di una chiesa, deve essere suo testimone dappertutto. Cari giovani! I vostri coetanei aspettano la vera «luce del mondo» (Gv 1,9). Non tenete il vostro candeliere soltanto all’interno della chiesa ma portate la fiaccola del Vangelo a tutti quelli che sono nelle tenebre e vivono un momento difficile della loro esistenza.
Ho parlato dell’amicizia con Gesù. Come sarei contento se da quest’amicizia scaturisse qualcosa di più! Come sarebbe bello se qualcuno di voi potesse scoprire la vocazione al sacerdozio! Gesù Cristo ha un urgente bisogno di giovani che si mettano a sua disposizione con generosità e senza riserve. Anche per chi vorrà unirsi in matrimonio, il servizio da ministrante insegna che un’autentica unione deve sempre includere la disponibilità al servizio reciproco e alla gratuità».
(Giovanni Paolo II, Discorso del Papa al Pellegrinaggio Internazionale dei Ministanti, agosto 2001)

sabato, gennaio 15

sabato, gennaio 1

Pace

Solo l'uomo riconciliato con Dio può essere riconciliato e in armonia anche con se stesso e solo l'uomo riconciliato con dio e con se stesso può portare la pace intorno a sè e in tutto il mondo. [...] L'impegno per stare in pace con Dio è una parte imprescindibile (per il cristiano) dell'impegno per la "pace sulla terra", di lì derivano i criteri e le forze necessari per questo impegno. Laddove l'uomo perde di vista Dio, anche la pace decade e la violenza prende il sopravvento.
(tratto dal libro: "Gesù di Nazaret" di Benedetto XVI)

venerdì, dicembre 31

Non stancarti a cercare

Un giorno il piccolo Jeschiel ando’ a lamentarsi da suo nonno, il famoso rabbino Baruch. “Stavo giocando a noscondino con il mio amichetto. Mi ero nascosto cosi’ bene che lui non riusciva a trovarmi. Poi lui ha smesso di cercarmi e se ne e’ andato. Non si fa cosi’!”. Il nonno cerco’ di consolarlo: “Non si fa cosi’. Con Dio e’ la stessa cosa: Lui si e’ nascosto e noi uomini non andiamo a cercarlo”.
[Storiella ebraica per spiegare il Natale, usata da Joseph Ratzinger]

giovedì, dicembre 23

Gioia

Ecco, cari amici, in che cosa consiste la vera gioia: è il sentire che la nostra esistenza personale e comunitaria viene visitata e riempita da un mistero grande, il mistero dell'amore di Dio. Per gioire abbiamo bisogno non solo di cose, ma di amore e di verità: abbiamo bisogno di un Dio vicino, che riscalda il nostro cuore, e risponde alle nostre attese profonde. Questo Dio si è manifestato in Gesù, nato dalla Vergine Maria. Perciò quel Bambinello, che mettiamo nella capanna o nella grotta, è il centro di tutto, è il cuore del mondo. Preghiamo perchè ogni uomo, come la Vergine Maria, possa accogliere quale centro della propria vita il Dio che si è fatto Bambino, fonte della vera gioia. [Benedetto XVI]

lunedì, ottobre 4

Gesù è veramente presente nell'Eucaristia

Si, non lo vediamo, ma ci sono tante cose che non vediamo e che esistono e sono essenziali. Per esempio la nostra ragione, tuttavia abbiamo la ragione. Non vediamo la ostra intelligenza e l'abbiamo. Non vediamo, in una parola, la nostra anima e tuttavia esiste e ne vediamo gli effetti, perchè possiamo parlare, pensare, decidere, ecc... Così pure non vediamo, per esempio, la corrente elettrica, e tuttavia vediamo che esiste, vediamo questo microfono che funziona; vediamo le luci. In una parola, proprio le cose più profonde, che sostengono realmente la vita e il mondo, non le vediamo, ma possiamo vedere, sentire gli effetti. L'elettricità, la corrente non le vediamo, ma la luce la vediamo. E così via. E così anche il Signore risorto non lo vediamo con i nostri occhi, ma vediamo che dove è Gesù, gli uomini cambiano, diventano migliori. Si crea una maggiore capacità di pace, di riconciliazione, ecc... Quindi, non vediamo il Signore stesso, ma vediamo gli effetti: così possiamo capire che Gesù è presente. Come ho detto, proprio le cose invisibili sono le più profonde e importanti. Andiamo dunque incontro a questo Signore invisibile, ma forte, che aiuta a vivere bene. [Benedetto XVI]