In questo Vangelo c'è un gran movimento. I pastori c'insegnano come dovrebbe essere la nostra vita, soprattutto quella di fede: un andare senza indugio. Cioè un andare senza: troppi calcoli, dare tutto per scontato o abitudine, muri alzati, amarezze, egoismi, rancori, pettegolezzi. Un andare davanti a Maria, Giuseppe e il Bambinello, cioè a Gesù Eucaristia, Gesù Misericordia, Gesù Paola di Dio; davanti al fratello di ogni colore della pelle, credo politico e religioso, povero o ricco, simpatico o antipatico, amico o nemico per incontrare quel Dio che è nostro Padre, il quale non ci vuole lasciar orfani, perchè la vita senza Lui non ha senso, furoi da Lui tutto il male è possibile. Per capire che ancora una volta Dio si fa uomo, decide di condividere le nostre vite, le nostre situazioni, perchè solo Lui può ridarci quell'alito che ci rende capaci di essere amati e di amare.

La vera gioia è nell'accogliere Gesù dono d'Amore totale, gratuito, eterno, è capire che Dio l'Infinito s'è fatto vicino a noi per sempre, senza poter più rompere questo patto; si dona a noi solo per puro amore. Questo è Natale: accogliere Gesù, accoglierlo nella propria vita e lasciar continuare in noi quella novità, quella santità che è sbocciata nella grotta a Betlemme.