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GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE, (Mt 10,8b). Noi abbiamo solo il presente da vivere e in questo tempo ci giochiamo la nostra vita, la nostra eternità, il nostro destino (E. Olivero)
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mercoledì, aprile 23

La Personale Regola di Vita (PRV)

Lc 14,28-35

Siamo presi sempre da mille cosa e la nostra vita può essere dispersa o dispersiva; la nostra crescita rischia di  essere un minestrone. 

CHI SONO? (primo gradino della torre)
CHI VOGLIO ESSERE?
CHI SONO CHIAMATO AD ESSERE? (in chiave di fede)

Tutto quello che facciamo deve tirar fuori la nostra identità più vera; le nostre...
ferite
fragilità
debolezze
limiti
desideri
capacità
quello che dicono di noi
doni
Tutto questo è messo in circolo; Tutto serve a costruire la nostra vita.
I rischi:
COLLEZIONARE: tante esperienze e mai usarle.
SCARICARE: quello che si vive non è un caso.
ASPETTARE: il momento "giusto" è straordinario.
AVER PAURA: tenere tutto per sè è un furto.

Che fare? Quando scopro i mattoni, decido di volerli impiegare.
Cosa si fa? Serve un progetto, cioè del tempo per sedersi, ragionare, pensare; UNA PERSONALE REGOLA DI VITA.
PERSONALE: siamo gruppo quindi siamo Chiesa. La dimensione personale consiste nello scoprire le proprie possibilità, capacità e attitudini per poter prendere e dare al gruppo la mia originalità ed unicità.
REGOLA: senza un ordine la nostra vita si perde e disperde. Con la regola la propria vita diventa un astrada verso la libertà e la verità.
VITA: perchè è regola di vita? Cioè uno stile che coinvolge tutta la propria esistenza.
RISCHIO: separare la dimensione spirituale dalla dimensione umana, affettiva, fisica, psicologica.
La regola di vita mi aiuta a raggiungere chi sono io e quel che posso essere al meglio di ciò che sono; per i cristiani è entrare nel progetto di Dio.
Cioè entrare e scoprire il modo in cui Dio ha pensato alla mia vita, alla mia più piena realizzazione in Lui. Scoprire il mio modo unico e irripetibile di amare con tutta la mia persona, cioè con tutti i "mattoni" che ho. Questi mattoni li posso valorizzare, li posso mettere a disposizione degli altri.
Perchè da una regola di vita arrivo a prendermi cura di
ME STESSO: volersi bene (la propria storia, corpo, carattere), rispettarsi (nostro corpo, i ritmi), fare bene ciò che sono chiamato a fare oggi, evitando le dispersioni, imparare ad ascoltarsi, darsi del tempo (come sto vivendo?)
DELLE RELAZIONI: siamo nati da una relazione, la nostra vita è una relazione. Gli altri mi dicono chi sono; gli altri sono il mio specchio, rivela il mio volto. Importante è curare, imparare:
  • uno sguardo grato: dalle relazioni quotidiane. Da tutto e da tutti. Imparare qualcosa per crescere dalla gratitudine alla gratuità.
  • dare un giusto spazio agli altri. Liberarsi da relazioni che ostacolano.
  • riconoscere relazioni in cui mi sento libero di essere me stesso.
  • curare la sfera affettiva. L'amore è il motore di tutta la nostra vita. 
DELLA REALTA' IN CUI SI E' INSERITI: non siamo isole! Inseriti dove, come? Telegiornale, quotidiani, internet, vita parrocchiale, realtà di povertà, ambiente di lavoro o di studio.  In questi luoghi in cui la mia vitra si srotola mi lascio vivere o sono protagonista? Le mie capacità intellettuali, pratiche, i miei valori dicono chi sono?
RAPPORTO CON IL SIGNORE: è chiamato ad illuminare tutto il resto; scoprire le presenza di Dio nella mia vita, il suo amore per me, riscopro la mia vita come progetto che tende a realizzarsi in una scelta concreta. Come espressione del mio modo di amare, come vivere in pienezza la mia fede a servizio degli altri.
La relazione con Dio deve essere:
APPROFONDITA: con la preghiera personale e la meditazione/studio della Parola di Dio.
VERIFICATA: con una guida per far chiarezza nei punti oscuri e difficili.
ALIMENTATA: dai Sacramenti (Eucaristia, Riconciliazione), perchè solo così viviamo un'immersione nell'amore e nella misericordia gratuita di Dio.
RESA VISIBILE: attraverso un modo nuovo di stare con gli altri; interpellato e responsabile.
PER ESSERE UN UOMO, cioè un attore principale della mia vita personale, sociale, cristiana e quindi sarò un uomo felice.


Cos'è una vocazione?

Cos'è una chiamata?
Vorrei fare la scelta più giusta. La vita non è una scelta, ma una risposta! La vita è una missione personale, con lo scopo di dare felicità a me stesso e agli altri. C'è qualcuno che domanda, a noi interessa dare la risposta giusta. Il Signore è felice di te, perchè ognuno vive nel momento più giusto e al posto più giusto. Per essere felici si necessita degli altri, perchè la vita è una risposta di vita con il Signore, con i Sacramenti. Solo noi? Solo con la nostra forza? No! Dio ti dà la forza, una mano; ti dà compagni di viaggio che non per forza devono essere degli amici intimi. Il filo rosso è avere una direzione precisa, per poter capire, rispondere, vivere la chiamata di Dio. 
Il DNA della vocazione è una chiamata che Dio fa liberamente ad ogni uomo per seguirlo.
La chiamata però è da razionare:
  • CHIAMATA: non è una scelta individuale, non è un lavoro, non è qualcosa da fare; ma è seguire Qualcuno, Dio mi chiede di stare con Lui.
  • QUALITA': ognuno riceve dei talenti e ha il compito di farli fruttare.
  • RISPOSTA: deve essere generosa, non sempre deve essere forte; il Signore non vuole nulla da te; ma vuole per te! Vuole la tua felicità e far felice pure gli altri. Non bisogna aver paura di dare il meglio di sè, perchè la vita è fatta per fare le cose belle, farle col Signore e avremo già il centuplo già ora. 
La domanda che deve accompagnarci nella vita, deve ricamare la nostra giornata è sempre perchè e per chi vivo?


mercoledì, marzo 26

Cosa significa "Essere Buoni"

Essere buono è dimenticare se stessi per pensare agli altri.
Essere buono è perdonare sempre, pensando che la debolezza umana è più grande della cattiveria.
Essere buono è avere pietà della debolezza altrui, pensando che noi non siamo diversi dagli altri e che, nelle loro condizioni, forse saremmo stati peggiori.
Essere buono è chiudere gli occhi davanti all'ingratitudine.
Essere buono è dare anche quando non si riceve, sorridendo a chi non comprende o non apprezza la nostra generosità.
Essere buono è sacrificarsi, aggiungendo al peso delle nostre pene di ogni giorno quello delle pene altrui.
Essere buono è tenere ben stretto il proprio cuore, per riuscire a soffocare le sofferenze e a sorridere costantemente.
Essere buonovuol dire accettare il fatto poco simpatico che più doneremo più ci sarà domandato.
Essere buono è acconsentire a non avere più nulla riservato a se stessi, tranne la gioia della coscienza pura.
Essere buono è riconoscere con semplicità che davvero buono è solo Dio. (don Mario Gatti)


sabato, novembre 9

Compassione


  1. Molte volte la parola "compassione", viene intesa come "poverino!?". A volte invece viene intesa come tenerezza, pena verso chi soffre o al dolore dell'altro. Un significato più ampio: "capacità di porre i nostri sentimenti in consonanza con i sentimenti dell'altro". es: "ridere con chi ride, piangere con chi piange". Quindi compassione è condividere, cioè proviamo compassione quando lo stato emotivo dell'altro riecheggia talmente dentro di noi che, in qualche modo, lo sperimentiamo. E' vero anche che un'identificazione totale è impossibile, la nostra individualità rende difficile assumere come propri i sentimenti, le espressioni degli altri. 

Com'è possibile compatire?
CAMMINO VERSO LA COMPASSIONE:

  1. Conoscere le proprie emozioni. Riconoscere i propri stati d'animo, per dare un nome ai diversi sentimenti e capire perché sono comparsi. Tutti sentono qualcosa, ma non tutti sanno dare un nome, capire quale sentimento stanno vivendo.
  2. Controllare le nostre emozioni. Resistere all'impulso, no al tutto e subito: ho un desiderio...devo realizzarlo ora. Controllare l'impulsività dei propri desideri perché non tutto può essere "detto e fatto". Perché tutto diventa un capriccio, per saper mantenere buone le relazioni sociali. 
  3. Motivare se stessi. Cioè scoprire l'interesse per le cose, risvegliare l'interesse per le cose, risvegliare in sé una sana curiosità e non essere sempre passivi.  Iniziare a dire: posso farlo meglio, posso andare oltre, saprò fare anche questo, ci proverò, voglio riuscirci. Un atteggiamento mentale negativo (non c'è nulla da fare, sono fatto così, non si ottiene nulla) porta ad amplificare l'impossibilità di trovare una soluzione, mentre un atteggiamento mentale positivo (ce la farò) si ottiene qualcosa. 
  4. Riconoscere le motivazione altrui. La parola compassione (di origine latina) e simpatia (di origine greca) hanno lo stesso significato: "patire con l'altro; sentire la stessa cosa che sente l'altro". La parola "empatia": mettersi nei panni dell'altro per sentire con lui. Cosa vuol dire? Sforzarsi di vedere il punto di vista dell'altro. Cioè osservare le reazioni dell'altro, comprendere le sue emozioni per poter capire i suoi sentimenti e le sue passioni. 
  5. Controllare i rapporti con gli altri. Cioè consiste adeguare i nostri gesti ai bisogni degli altri, cioè far sì che ciò che diciamo e facciamo risponda alle situazioni personali che vivono gli altri. Se conosciamo i nostri sentimenti e ne controlliamo l'espressione esteriore, se siamo capaci di provare interesse per le cose e le persone, se siamo attenti ai sentimenti degli altri e adeguiamo a loro il nostro agire, allora saremo compassionevoli e potremo dar all'altro l'aiuto morale o fisico di cui ha bisogno.


Non tutto è compassione, anche se lo sembra
  • La compassione non è debolezza sentimentale.
  • La compassione non è piangere davanti ai drammi in televisione...e restare indifferenti a quelli reali.
  • La compassione non è dire: povero!...ma fare in modo che ci siano meno poveri.
  • La compassione non può fermarsi al sentire...ma deve passare al fare.
  • La compassione non comincia guardando gli altri...comincia guardando se stessi.
  • La compassione non è compassione se non è radicata nella speranza.
  • La compassione può essere cieca, può essere muta, ma non deve essere invalida.
  • La compassione non è tale se non passa all'azione. 

    La tua coscienza significa esattamente "gli altri dentro di te" 
    (Luigi Pirandello, scrittore italiano)

    Esiste un unico eroismo: vedere il mondo così com'è e amarlo 
    (Romain Rolland, scrittore francese)

giovedì, novembre 7

Gioia

Cos'è la gioia? E' la manifestazione della felicità.
La felicità è:
  • la pienezza del benessere che sentiamo dentro di noi.
  • l'essere contenti di ciò che ci succede o di ciò che abbiamo.
il godere di un bene che possediamo.

Ma tutte queste sono definizione vaghe perché ognuno ha la propria versione di ciò che vuol dire essere felici.

La felicità ha un effetto esteriore, visibile, ed è la gioia. Questa dipende fortemente dalle nostre ambizioni e dai nostri desideri.
Perché siamo felici? Perché abbiamo ciò che desideriamo. Se poniamo molte condizioni alla felicità, cioè se ci diciamo che servono molte cose per essere felici, sarà faticoso essere allegri.
Questo non vuol dire, dire dei no alle nostre mete o ai nostri desideri, ma dobbiamo saperli adattare e suddividere in modo tale da poterne godere un poco alla volta, cioè godere delle piccole cose quotidiane.
Se diciamo dei sì ai grandi desideri, progetti è positivo e fe bene, ma c'è il rischio che portano gioia solo quando si conseguono.
In filosofia: "sperare in una felicità troppo grande è un ostacolo per la felicità". Nei saggi: "l'avarizia sfonda il sacco".
Per essere felici nella vita dobbiamo guardare la realtà, "attraverso lenti color rosa", avremo una realtà sviata, oppure "sarebbe meglio vedere quanto di rosa hanno tutte le cose". La seconda definizione è un vero ottimismo. L'ottimismo è un modo di porsi davanti alla vita, è un modo di voler vedere la vita. L'ottimismo e il pessimismo non sono simmetrici. Di solito siamo più vicini al pessimismo, se vogliamo essere felici nella vita dobbiamo fare lo sforzo verso l'ottimismo.
Non è necessario falsificare la realtà, non ha senso. Le cose sono così come sono, bisogna guardarle in faccia, fissarsi sugli aspetti positivi. 
Questo è ingannarsi? ingannare? Non vuol dire essere ottimista, essere felici e rendere felici altri. I pessimisti non migliorano mai il mondo: "non c'è più nulla da fare, sono fatto così". Gli ottimisti "è sempre possibile fare qualcosa per migliorare".
Ognuno lascia un segno nel mondo e nella vita degli altri. Bonden Powell "Lasciate il mondo un pò migliore di come lo avete trovato". Quando non otteniamo ciò che desideriamo? Cosa succede? Diventiamo frustrati e tristi, questi sentimenti sono nemici della gioia. 
L'atteggiamento più produttivo e il più sano è cercare soluzioni positive, cercare una via per superare, avere pazienza può apportare obiettività e serenità


Un cuore gioioso è il normale risultato
di un cuore che arde d'amore.
La gioia non è semplicemente una questione di temperamento,
è sempre difficile mantenersi gioiosi:
una ragione di più per dover cercare di attingere
alla gioia e farla crescere nei nostri cuori.

La gioia è preghiera;
la gioia è forza;
la gioia è amore.
E più dona chi dona con gioia.
Se sarete colmi di gioia, la gioia risplenderà nei vostri occhi
e nel vostro aspetto, nella vostra conversazione e nel vostro appagamento.
Non sarete in grado di nasconderla poiché la gioia trabocca.

La gioia è assai contagiosa.
Cercate, perciò, di essere sempre
traboccanti di gioia dovunque andiate.
...
La gioia dev'essere uno dei cardini della nostra vita.
È il pegno di una personalità generosa.
A volte è altresì un manto che avvolge
una vita di sacrificio e di donazione di sé.
Una persona che possiede questa dote spesso raggiunge alti vertici.
Splende come un sole in seno a una comunità.
...
Che Dio vi renda in amore tutto l'amore che avete donato
o tutta la gioia e la pace che avete seminato attorno a voi,
da un capo all'altro del mondo. 
(Madre Teresa di Calcutta)

mercoledì, novembre 6

Costanza

Sentendo la parola "costanza", a noi vengono in mente molti concetti strettamente collegati, ma dalle caratteristiche assai diverse.
Ma domandiamoci se la costanza ha ancora senso? 
Per costanza intendiamo la tenacia. Oggi viviamo nella cultura dell' "usa e getta, meno male c'è anche "la cultura del riciclaggio"; viviamo nella cultura del cambiamento: prima i genitori insegnavano ai figli, ora i genitori imparano dai figli. 
I grandi personaggi: del pensiero, della scienza, delle arti, della tecnica, dello sport sono stati perseveranti nei loro progetti e nelle loro realizzazioni, cioè sono stati costanti.
Hanno vissuto una fedeltà ostinata, per conseguire e mantenere traguardi storici, per uscire dalla mediocrità.


La costanza apre un ventaglio di possibilità nel mondo:
DELLO SPORT: superare record, inventare nuovi stili, arrivare lontano.
DELL'ARTE: creare e ricreare un'infinità di vari azioni e di nuove idee.
DELLE LINGUE: la lingua straniera diventa propria, facilita l'apprendimento di nuove lingue.
DELLA TECNICA: chi è esperto in un particolare settore trarrà dalla propria esperienza, ripetuta e comprovata, con successi e fallimenti, infinite possibilità creative, mutevoli e adattabili a ogni situazione.


Costante è la goccia che scava la roccia, il bacio di un amante che ama, il vento tra gli alberi.

Costante è la calma del deserto, la tua costanza nello scrivere, l'anima non protesta, il fiore che cresce, il vulcano incandescente, il soffitto della stanza, il celeste dei tuoi occhi.

Costante la preghiera all'infinito che ogni giorno fai, il canto sublime che guarisce, il grido e il silenzio, il divenire delle stagioni, relatività di uno spazio curvo, gravità senza fatica.

Costanza è il tuo nome caduto dal cielo terso e dorato, il desiderio di successo, l'offesa e il complimento, la nave dei pirati, il fumetto d'autore.

Costante è il romanzo che non riesco a scrivere e grida vendetta, costante è la nota e la pausa sullo spartito, il successo e l'esperienza negativa, il sorriso comico il battito d'ali, il mare calmo e agitato, il tempo atmosferico cambia costantemente.

Oggi si oggi un giorno del calendario cadenza del tempo che passa, immagine sublime spirituale icona di un Cristo che vive nel divenire.

Progressione geometrica mi porta sul tuo cammino, per mano navighiamo tra sogni e balocchi, fisica e metafisica segno astrologico destino sfumato, alla fine del pranzo il dolce, candeline per il tuo compleanno, vecchio e bambino si incontrano scambiandosi i ruoli, la stanza senza pavimento cade volando tra le nuvole, sapessi quanto ti ho cercato nei libri e nel vivere, accanto al fuoco penso al futuro, costante costanza si sposano, in cima al monte pianterò la mia bandiera di pace e costante sarà il mio proclamare il testo.

Aiutati che il ciel ti aiuta, ultima frase pennellata di un quadro che implora compassione.  (maghetto z)

venerdì, ottobre 11

Fede

L'uomo ha bisogno di Dio, oppure le cose vanno abbastanza bene anche senza di Lui. 


Se l'uomo dimentica Dio "perde" sempre di più Dio, perché "la sete di infinito è presente nell'uomo in modo inestirpabile. L'uomo è stato creato per la relazione con Dio e ha bisogno di Lui" (Benedetto XVI, 23 settembre 2011). 
L'uomo cerca una risposta alle domande eterne, con tutta la sua intelligenza, con tutto il suo cuore, con tutte le sue forze, con tutta la sua libertà: Chi sono? La vita è un bene oppure una pura casualità? Dove vado? dopo la morte cosa c'è? Chi è Dio? 
L'uomo, solo se ha una speranza, può vivere nella gioia, perché è fatto per andare oltre l'umano, per trovare il suo essere uomo e Dio. L'uomo desidera sempre di più, non solo l'eternità e vincere la morte, ma la pienezza di vita, una vita che abbia significato e bellezza. Tutto questo ci dice che l'uomo è fatto per l'infinito e non si conosce Dio solo attraverso le proprie forze o capacità. La fede è un dono di dio, il quale ci aiuta ad aderire alla rivelazione di Gesù. La fede annuncia che Dio non ha rivelato delle verità astratte da credere, ha rivelato il suo volto. E' contento, felicissimo nel farsi conoscere. Dio desidera essere amato, essere riamato, desidera che l'uomo entri in comunione con Lui.
"La fede cristiana è nella sua essenza incontro con il vivente. Dio è il vero e ultimo contenuto della nostra fede. In questo senso il contenuto della fede è molto semplice: IO CREDO IN DIO. Ma la realtà più semplice è sempre anche la realtà più profonda e che tutto abbraccia". Chi trova Dio, trova tutto, è l'unica perla per cui vendere tutto. Ma noi lo possiamo trovare solo perché Egli prima ci ha cercato e ci ha trovato. Dio è Colui che agisce, per questo la fede in Dio è inseparabile dal mistero dell'Incarnazione, dalla Chiesa, dal Sacramento. Comprendere i singoli contenuti della fede nella loro unità, è alla fine solo un dispiegamento della fede nell'unico Dio, che si è manifestato e si manifesta a noi. In Cristo è rivelato il mistero dell'amore trinitario, il mistero dell'uomo e della sua salvezza.
Si crede in Dio perché lo si ama. Lo si ama perché si è scoperto di essere amati da Lui, e amandolo si trasforma lo sguardo su tutte le persone e le cose.
Credere in Dio è amarlo sopra ogni cosa, ma anche amare il fratello perché è opera delle mani del Signore e motivo della morte per amore di Cristo. 
Per la fede cristiana, non è possibile alcuna opposizione tra l'amore di Dio e l'amore al fratello. La fede e la carità sono una sola cosa con la speranza. Péguy disse che la fede e la carità sono come due sorelle più grandi che tengono per mano, in mezzo a loro, la sorella più piccola, la speranza. 
La fede è pienamente personale, ecclesiale, il credente ha ricevuto la fede da altri e ad altri la deve trasmettere. Io non posso credere senza essere sorretto dalla fede degli altri, e, con la mia fede, contribuiscono a sostenere la fede degli altri. (CCC166). Ognuno, crede insieme alla Chiesa e crede ciò che la Chiesa crede. La fede ha una dimensione cattolica (universale), cioè ognuno crede insieme a tutti i cristiani sparsi sulla terra; si crede insieme ai cristiani di tutti i tempi, "i santi agiscono, generano tutti e ciascuno". La Chiesa di tutte le generazioni viene invocata perché partecipi con la sua preghiera (Battesimo, Matrimonio, Ordine) alla trasmissione della fede. Chi diviene credente...
  1. impara a credere ciò che crede la Chiesa (Credo)
  2. riceve nella Liturgia la Grazia di essere figlio di Dio (Sacramenti)
  3. vive la vita nuova del Vangelo (Comandamenti)
  4. prega Dio perché è abilitato al dialogo con Lui (Padre Nostro) 

Per essere cristiani, si deve credere; si deve apprendere il modo di vivere cristiano, si deve essere in grado di pregare da cristiani e si deve infine accedere ai misteri e alla liturgia della Chiesa. La fede non solo crede in Dio che si è rivelato nella storia e che è oggi presente nei Sacramenti, ma riconosce anche che in Cristo è offerta all'uomo la possibilità di vivere la vita buona del Vangelo. Non solo la fede genera a questa vita nuova e bella; la rende anche possibile perché permette all'uomo di pregare Dio, invocandolo come Padre. Il Signore risorto mentre introduce all'intimità della scelta personale della fede, costituisce immediatamente i credenti come testimoni della sua resurrezione. la fede ha sempre un risvolto sociale e non è mai un atto esclusivamente individuale, ma ecclesiale. 
Si crede nella e con la Chiesa, diventando sale che da sapore, ben visibile  a tutti. Ma cosa annuncia? La morte e la resurrezione di Gesù Cristo secondo la Scrittura, cioè Gesù è morto per i nostri peccati ed è risuscitato per la nostra giustificazione (kerigma), non c'è salvezza fuori di Lui. 
Il credente e la comunità sono kerigmatiche, se sa trafiggere il cuore, cioè se condividere le situazioni della vita collocandovi una Parola che provoca, consola, genera, aderisce. 
Il terreno su cui gettare il seme non è per forza quello delle domande fondamentali sulla vita umana, alle quali dare la risposta cristiana. Il terreno per la prima semina è anche quello della vita quotidiana, con tutti quei momenti che richiedono una svolta (nascita, adolescenza, scelte vocazionali, fedeltà alla famiglia, professionalità, esperienza del dolore e fragilità).
Qui la parola cristiana deve dare una risposta all'alfabeto della vita umana, ed è per questo è necessario un annuncio differenziato, andando incontro alle persone del nostro tempo, testimoniando che anche oggi è possibile, bello, buono e giusto vivere l'esistenza umana conformemente al Vangelo, contribuendo a rendere nuova la società. 
Una comunità che si fonda nell'Eucaristia, andando nei luoghi e tempi della vita ordinaria, professando la fede in Dio di Gesù Cristo con la testimonianza in dio di Gesù. In altri termini ci si propone di risvegliare la passione per la verità, aiutando ad andare oltre alla semplice pratica.
Il punto di partenza è l'ascolto, che non è una perdita di tempo, la nostra tentazione è di passare subito alla formulazione delle nostre risposte; per poi farsi compagno di viaggio.La capacità di apprezzare il bene che c'è e si manifesta attorno a noi, saper valutare in modo positivo l'umanità. Aperti al dialogo, liberi dai pregiudizi, dal sottolineare più le differenze che ciò che mette in comune. La Chiesa è compagna di strada, per testimoniare la verità e la via maestra dell'uomo, per farlo approdare alla fede in Cristo Risorto. La preghiera costituisce l'ambiente vitale della religione, per avere un rapporto personale con Dio. La Chiesa professa la fede nel Simbolo Apostolico (parte prima) e lo celebra nella liturgia sacramentale (parte seconda), affinché la vita dei fedeli sia conformata a Cristo nello Spirito Santo a gloria di Dio Padre (parte terza). Tutto ciò necessita che il credente creda in esso, lo celebri e di esso viva in una relazione viva e personale con il Dio vivo e vero. 
Il silenzio è la conditio sine qua non per quanti desiderano fare della preghiera un'esperienza dello spirito, perché la Chiesa viva di preghiera e quest'ultima diventi contemplazione e obbedienza alla volontà di dio. Il punto di arrivo è permanere nella preghiera, è il frutto di un lungo cammino fatto di pazienza, umiltà, fede. Bisogna accettare la propria povertà e debolezza perché lo Spirito ci plasmi a permanere nel cuore di Dio.
Tutto questo perché la fede non è un vago sentimento che si culla nel momento del bisogno, ne un generico impegno che talvolta si affaccia  perché ci si senta gratificati. Essa è, piuttosto, la risposta piena, totale senza reticenze, che si da a Cristo che chiama a divenire suoi discepoli per essere perfetti. 
Aver fede è far fruttare la moneta che è stata posta nelle vostre mani. E non dimenticate che Dio vi chiederà conto di ciò che vi è stato donato. (S. Cirillo di Gerusalemme)



giovedì, ottobre 3

Cresima

Con la Cresima si confermano le promesse battesimali in: Gesù, Figlio Redentore; Dio Padre; Spirito Santo, che è l'amore tra il Padre e il Figlio.  Questo Sacramento ci rende perfetti cristiani, ci da la forza per testimoniare Gesù, diventiamo cristianamente maturi. Non siamo maturi per l'età adulta ma per la nostra unione spirituale a Cristo, solo così ognuno di noi si lascia guidare, muovere dal principio della carità. 
Il compito principale del cristiano è di annunciare a tutti la Parola di Dio, seguendo l'esempio dei primi discepoli. Per far ciò si deve dire il proprio sì allo Spirito santo, chiedergli di abitare in noi, ricordandosi che Dio ci lascia liberi perché la nostra volontà deve essere piena, responsabile, coerente.
Gli effetti della Confermazione sono di accrescere, consolidare, confermare la nostra fede, quello che abbiamo professato fin dal Battesimo. 
La Cresima crea un' unione più forte con il Padre e Gesù, di cui diventiamo fratelli, apostoli, messaggeri; aumenta in noi i doni dello Spirito Santo; imprime nell'anima il Carattere, che è un marchio spirituale indelebile. 
Questo sigillo incancellabile è il segno che Gesù ha rivestito il cristiano del suo Spirito Santo. C'è da ricordarsi che l'effetto della Confermazione, con il Battesimo, non può essere cancellato in nessun modo, per questo si fa una sola volta. Ci rende membri attivi della Chiesa, la grande famiglia di Dio. 
La Cresima è il Sacramento:
- di fortezza contro il male, la morte. Ci aiuta a vivere una vita autentica, alla ricerca del Bene, dei giusti valori.
- del credere come Maria, che ha sempre creduto.
della pienezza, della maturità: in cui dico... "io voglio aderire a Cristo!".
- dell'effusione dello Spirito Santo e dei suoi doni ed effetti.
- della Pentecoste personale, come agli apostoli e a Maria. La conseguenza di questa Pentecoste è: volti sereni, coraggiosi nell'annunciare Cristo Risorto.
- della testimonianza, in ogni luogo.
- dell'impegno personale. Uno è impegnato solo quando prende degli impegni e li mantiene. Così gl'impegni cristiani sono per una vita piena in Cristo, per vivere in pieno significato la carità.
- dell'essere conformi a Cristo. Somiglianza a Cristo. Chi vede il cristiano dovrebbe vedere Cristo e la Chiesa. 

venerdì, settembre 27

Voglio un posto ai piedi di Gesù

Il testamento di Shahbaz Bhatti: Ministro pachistano per le minoranze religiose ucciso il 2 marzo 2011 in odio alla fede

“Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.
Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che m’indusse a offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico.
Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa: «No, io voglio servire Gesù da uomo comune».
Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire.
Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.
Voglio dirvi che trovo molta ispirazione nella Sacra Bibbia e nella vita di Gesù Cristo. Più leggo il Nuovo e il Vecchio Testamento, i versetti della Bibbia e la parola del Signore e più si rinsaldano la mia forza e la mia determinazione. Quando rifletto sul fatto che Gesù Cristo ha sacrificato tutto, che Dio ha mandato il Suo stesso Figlio per la nostra redenzione e la nostra salvezza, mi chiedo come possa io seguire il cammino del Calvario. Nostro Signore ha detto: «Vieni con me, prendi la tua croce e seguimi».  I passi che più amo della Bibbia recitano: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». Così, quando vedo gente povera e bisognosa, penso che sotto le loro sembianze sia Gesù a venirmi incontro. Per cui cerco sempre d’essere d’aiuto, insieme ai miei colleghi, di portare assistenza ai bisognosi, agli affamati, agli assetati. Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna”.