I compiti propri del sacerdote - che la Tradizione ha identificato nelle diverse parole di missione del Signore: insegnare, santificare e governare - nella loro distinzione e nella loro profonda unità sono una specificazione di questa rappresentazione efficace. Questa è la funzione in persona Christi del sacerdote: rendere presente, nella confusione e nel disorientamento dei nostri tempi, la luce della parola di Dio, la luce che è Cristo stesso in questo nostro mondo. Quindi il sacerdote non insegna proprie idee, una filosofia che lui stesso ha inventato, ha trovato o che gli piace; il sacerdote non parla da sé, non parla per sé, per crearsi forse ammiratori o un proprio partito; non dice cose proprie, proprie invenzioni, ma, nella confusione di tutte le filosofie, il sacerdote insegna in nome di Cristo presente, propone la verità che è Cristo stesso, la sua parola, il suo modo di vivere e di andare avanti. (Dalle Catechesi di Benedetto XVI (14 aprile 2010)
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GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE, (Mt 10,8b). Noi abbiamo solo il presente da vivere e in questo tempo ci giochiamo la nostra vita, la nostra eternità, il nostro destino (E. Olivero)
mercoledì, maggio 22
Sacerdote chi rappresenta?
Il sacerdote rappresenta Cristo. Cosa vuol dire, cosa significa “rappresentare” qualcuno? Nel linguaggio comune, vuol dire – generalmente - ricevere una delega da una persona per essere presente al suo posto, parlare e agire al suo posto, perché colui che viene rappresentato è assente dall’azione concreta. Ci domandiamo: il sacerdote rappresenta il Signore nello stesso modo? La risposta è no, perché nella Chiesa Cristo non è mai assente, la Chiesa è il suo corpo vivo e il Capo della Chiesa è lui, presente ed operante in essa. Cristo non è mai assente, anzi è presente in un modo totalmente libero dai limiti dello spazio e del tempo, grazie all’evento della Risurrezione. Pertanto, il sacerdote che agisce in persona Christi Capitis e in rappresentanza del Signore, non agisce mai in nome di un assente, ma nella Persona stessa di Cristo Risorto, che si rende presente con la sua azione realmente efficace. Agisce realmente e realizza ciò che il sacerdote non potrebbe fare: la consacrazione del vino e del pane perché siano realmente presenza del Signore, l’assoluzione dei peccati. (Dalle Catechesi di Benedetto XVI (14 aprile 2010)
La vera pace
La pace è la vera medicina del mondo, dell'uomo. Ma quale pace cerchiamo? C'è un bisogno urgente di pace. Gesù ci offre la sua. Per pace non s'intende, assenza di problemi, perchè chi segue il Vangelo, non sarà applaudito. L'uomo che cerca la pace è l'uomo che ha a cuore il Bene Comune, la Giustizia, la difesa della persona, della Vita fin dal suo concepimento alla morte naturale, della Famiglia, della Diversità come ricchezza.
Gesù dice agli Apostoli: Pace a voi!
Non è un saluto, nemmeno un augurio: è il DONO che Gesù offre ai suoi discepoli dopo essere passato attraverso la morte e gli inferi.
QUESTA PACE E' FRUTTO DELLA VITTORIA DELL'AMORE DI DIO
SUL MALE, E' IL FRUTTO DEL PERDONO.
La vera pace viene dal fare esperienza della Misericordia di Dio. Dobbiamo lavorare per la pace, ma non vi è pace senza verità! non vi è pace se ognuno rivendica sempre e solo i propri diritti e di chi gli sta a cuore.
La pace è il dono del risorto, del suo amore misericordioso, ma anche un impegno a volere il bene di tutti, ma proprio tutti, al rispetto di tutti, nessuno escluso, alla promozione della dignità umana integrale, cioè della persona, alla promozione della cultura dell'incontro-fiducia, ai valori spirituali e morali, alla pace sinonimo di giustizia, verità, amore (cioè perdono e solidarietà), alla libertà.
Accogliamo il perdono, l'amore di Dio e diventeremo operatori e testimoni di bontà, misericordia, pace nella quotidianità.
giovedì, maggio 2
Il Perdono
La vendetta non fa bene a nessuno: la vendetta ferisce e incattivisce chi la pratica. La giustizia non è un affare tra parenti della vittima e autori del delitto. E' una questione che pone i colpevoli di fronte allo Stato o addirittura (dice Carlo Castagna, che evidentemente è un credente) di fronte a Dio, alla giustizia suprema. E lo stesso pentimento non è una merce di scambio (con la vittima o con lo Stato) ma è un percorso intellettuale, di coscienza, che riguarda il proprio intimo e non le proprie relazioni pubbliche. Due categorie, l'amore per il prossimo e il perdono, così intrinsecamente positive, talmente inattaccabili, giuste, assolute, che il giornalista Sansonetti, esprime tutto il suo rimpianto: "Possibile che due idee così grandi, così alte non possono trovare una propria dimensione laica, fuori dalla religione? Possibile che debbano restare una esclusiva del Cristianesimo? Finché accetteremo questa "debolezza" del pensiero laico, accetteremo una sua inferiorità". (Lucia Bellaspiga con Carlo Castagna, da: Il perdono di Erba)
Seguire Gesù
SEGUIRE GESU'...
E' rimanere liberi da ogni realtà che non sia Lui.
Liberi di non avere un luogo dove posare il capo, dove rimanere.
Liberi di andare lasciando indietro tutte le realtà morte e di morte.
Seguire Gesù sulla strada della vita ci fa essere pienamente liberi.
Seguire Gesù è seguire Lui e non dove andrà Lui, perché lì va' solo Lui.
Seguire Lui dove Egli andrà, al di là di ogni meta e di ogni nostro limite.
Ache gli interessi più cari e famigliari, ecco che scompaiono in Lui.
Lui è l'unico parente sopra tutti, l'unico interesse che può essere scelto.
Tutto il resto è secondario, appare solo come conseguenza, accessorio.
Seguire Gesù è sperimentare la libertà "da" e "verso" ogni situazione.
Quando seguiamo Gesù non dobbiamo avere alcuma condizione e limite per la sequela.
Ogni realtà passa in second'ordine, mentre in evidenza appare solo Lui.
Seguire Gesù ci fa slegare da ogni limite e da ogni interesse umano, per procedere sulla strada della libertà del Regno, offerta a noi oggi.
SEGUIRE GESU' CI ORIENTA ALLA STRADA DELLA VERITA' DI NOI
E' rimanere liberi da ogni realtà che non sia Lui.
Liberi di non avere un luogo dove posare il capo, dove rimanere.
Liberi di andare lasciando indietro tutte le realtà morte e di morte.
Seguire Gesù sulla strada della vita ci fa essere pienamente liberi.
Seguire Gesù è seguire Lui e non dove andrà Lui, perché lì va' solo Lui.
Seguire Lui dove Egli andrà, al di là di ogni meta e di ogni nostro limite.
Ache gli interessi più cari e famigliari, ecco che scompaiono in Lui.
Lui è l'unico parente sopra tutti, l'unico interesse che può essere scelto.
Tutto il resto è secondario, appare solo come conseguenza, accessorio.
Seguire Gesù è sperimentare la libertà "da" e "verso" ogni situazione.
Quando seguiamo Gesù non dobbiamo avere alcuma condizione e limite per la sequela.
Ogni realtà passa in second'ordine, mentre in evidenza appare solo Lui.
Seguire Gesù ci fa slegare da ogni limite e da ogni interesse umano, per procedere sulla strada della libertà del Regno, offerta a noi oggi.
SEGUIRE GESU' CI ORIENTA ALLA STRADA DELLA VERITA' DI NOI
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