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GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE, (Mt 10,8b). Noi abbiamo solo il presente da vivere e in questo tempo ci giochiamo la nostra vita, la nostra eternità, il nostro destino (E. Olivero)

venerdì, marzo 11

Cos'è l'esame di coscienza?

 Per rispondere a questo interrogativo riportiamo le parole usate da Giovanni Paolo II nella sua catechesi del 20 marzo 1998.
"L'esame di coscienza è una delle pratiche della vita interiore. Esso non può essere una specie di resoconto delle azioni cattive e dei peccati, perché in questo modo esso facilmente si trasforma in una specie di autotormento inconsapevole che genera tristezza ed anche disperazione. L'esame di coscienza è soprattutto preghiera, quindi incontro personale con Dio in un'atmosfera di attenzione amorosa reciproca, è il constatare la sua attenzione amorosa su di me. In un esame di coscienza così inteso, notiamo prima di tutto che Dio è presente nella nostra vita quotidiana. La profondità della sua misericordia si apre per noi e ci chiama a unirci a Lui. L'uomo, vedendosi al centro dell'attenzione amorosa di Dio, cessa di concentrare tutta la sua attenzione sul peccato e la concentra sopratutto sulla presenza affettuosa di Dio e sui raggi della sua misericordia nei quali soltanto conosce sé stesso, i propri peccati e le proprie imperfezioni. Quindi l'esame di coscienza dovrebbe contribuire a farci conoscere noi stessi sotto i raggi di questa presenza.
Invece di analizzare le azioni cattive della giornata, bisogna giudicare prima quello che è più importante per noi, cioè la presenza di Dio nella nostra vita e la sua chiamata al dialogo, vedere come Dio nel suo amore per noi desidera la nostra risposta a tale amore negli avvenimenti quotidiani. Si tratta di vedere se abbiamo dato o no la nostra risposta alla presenza amorosa di Dio nella nostra vita. L'esame di coscienza dovrebbe essere quindi un momento di preghiera per imparare a rispondere al suo amore e nello stesso tempo imparare le esigenze del suo amore, a capire che cosa Dio vuole da noi, quali sono i suoi desideri. Perciò bisogna aprirsi alla voce dello Spirito Santo. Ebbene, chi desidera il proprio sviluppo interiore, deve essere consapevole dell'enorme importanza dell'esame di coscienza. Deve quindi rendersi conto dell'importanza di un continuo discernimento del cuore e della necessità di adattare l'esame di coscienza al grado di sviluppo in cui egli si trova attualmente e alla situazione nella quale vive".
Peccati non sono soltanto una serie di mancanze, pure e semplici, ma sono anche la nostra complicità con il male di oggi: incredulità, indifferenza, egoismo, violenza, erotismo, disprezzo dei deboli, razzismo, oblio dei poveri: corsa sfrenata al denaro, sperperi vergognosi, arrivismo a danno d'altri, spirito di dominazione, ecc. Ogni peccato, anche individuale, ha una dimensione comunitaria: esso pesa sul Corpo di Cristo e peggiora il mondo, la Chiesa, il paese e l'ambiente. Ogni peccato deve provocare in noi un umile pentimento e una fiduciosa domanda di perdono. È necessario accusare tutti i peccati gravi. A riguardo dei peccati veniali abbi cura di confessare quelli che di più ostacolano il tuo cammino verso Dio.

mercoledì, marzo 9

venerdì, marzo 4

Ho perso la fede…

“Signore, metti ordine nella mia vita e permettimi di conoscere quello che vuoi che io faccia”.
(Beato John Henry Newman)

Perdere la fede?

Spesso, al termine di un processo lento e progressivo, si dice, a se stessi e poi agli altri, che si è perduta la fede. Non si crede più in un Dio personale, che parla all’uomo, si pensa che in realtà non esiste, ci si allontana dalla Chiesa e dai suoi insegnamenti, si smette  di credere alle grandi affermazioni del Credo: la vita eterna, la resurrezione … Ma è altrettanto frequente che a tormentare sia la questione del male, della sofferenza: “Se Dio esistesse veramente, non permetterebbe tutto questo”. Si scivola lentamente dalla fede all’indifferenza, si pensa e si dice: “La religione non fa più per me; non me ne importa, non mi interessa più…” Ho perso la fede… E’ proprio vero? La fede sarebbe uguale a un oggetto che si può perdere, a un portafoglio, a un mazzo di chiavi?

Che cos’è la fede?

La fede si esprime con le abitudini: andare alla messa di mezzanotte, accendere una candela in una chiesa… Ma la fede non è solo questo. È la fiduciosa risposta a un appello, che si esprime in forma di sete, di slancio verso qualcuno, di un superamento di se stessi. La fede è riconoscere il Dio dei Vangeli in chi “attira” verso di lui, in chi propone di camminare con lui. La fede è rispondergli con la propria vita. Ma spesso non si crede più che all’origine di questo slancio ci sia Dio. D’altra parte si ha veramente bisogno di un Dio che si rivolge a noi come un amico si rivolge a un amico. Non sempre… E spesso per non credere più ci aggrappiamo a delle buone ragioni…

Fede e oscurità…

Non è facile riconoscere che Dio parla all’uomo. Come si può capire qualcuno che non si vede, di cui bisogna indovinare la presenza? Sarebbe così semplice se si manifestasse in piena luce! Eppure, spesso, si tratta solo di aguzzare un po’ la vista…

Fede e ferite…

Chi non è stato prima o poi ferito o sconvolto dal comportamento di un sacerdote, dall’atteggiamento di un cristiano? Certi scandali che recentemente hanno infangato la Chiesa sono riuscita a screditarla. O altri atteggiamenti della Chiesa, nel corso della storia… anche la Chiesa e i cristiani non sono esenti da debolezze e imperfezioni.

Fede e rifiuto…

Certi insegnamenti della Chiesa sono trasmessi male e provocano l’allontanamento di fedeli che si ribellano o provano imbarazzo. Ad esempio per quel che concerne la sessualità, la contraccezione o l’eutanasia. Di che si impicciano il Papa, i vescovi, senza cercare di comprendere ciò che dicono e perché lo dicono?

Fede e dubbi…

Perdere la fede spesso vuol dire mettere in dubbio, interrogarsi e porre problemi. Si mette in dubbio la veridicità delle Scritture. Si può così perdere la fiducia nella Chiesa che trasmette il contenuto stesso della fede. La si accusa di averne complicato i contenuti con “dogmi” ai quali ci si rifiuta di credere. Credere però non significa abbandonare la propria ragione, ma piuttosto aderire a verità trasmesse, che danno senso alla vita, lasciando lavorare l’intelligenza.

Fede e prove…

Molto spesso sono le grandi prove della vita ad allontanare da Dio. La malattia, la sofferenza, la morte di un figlio sono tragedie, soprattutto se abbiamo pregato per la sua guarigione. Come può un Dio buono permettere tutto questo? La questione dell’assurdità della vita si ripresenta  allora con forza e ci si allontana con rabbia. Tuttavia, tanti possono testimoniare di aver sentito nel loro grande dolore la tenerezza di Dio.

E tuttavia…

Lo si vede spesso: è facile lasciar morire la propria fede. Perché la fede, che significa anche “fiducia”, non è facile da conservare. Tutti i grandi santi parlano dei loro dubbi, della difficoltà di pregare, dello scoraggiamento, delle lotte da sostenere… San  Paolo dice che la fede è un “combattimento”. In effetti serve una buona dose di coraggio per conservare la propria fede contro tutto e contro tutti. Ci vuole coraggio per continuare a pregare, rivolgersi a Dio, anche quando è dura e non si prova niente, non si riesce neppure a urlare la propria sofferenza. Talvolta bisogna cercare risposte alle proprie domande, interrogare i testi biblici, incontrare qualcuno che faccia rinascere il gusto di credere. Spesso è per ignoranza o conformismo che la fede si sgretola, ma ciò non vuol dire che non siamo alla ricerca di qualcosa che ci supera. E questo qualcosa spesso può trasformarsi in qualcuno, per chi lo avrà cercato e quel giorno proverà il sapore della vera gioia.

Dio?

Questa “forza”, l’attendevo e la spero… anche se vivo nel
bel mezzo di un enorme  punto interrogativo!
Sono cosciente della mia pesantezza, mi sento incapace
di andarla a cercare, ma mi può venire incontro…
E forse è proprio quello che sta facendo, rendendo più
acuta in me questa sete di pace. Non ne so niente.
La domanda è enorme. Dio?
Chi può rispondere con certezza?
(Bernard Giraudeau)