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GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE, (Mt 10,8b). Noi abbiamo solo il presente da vivere e in questo tempo ci giochiamo la nostra vita, la nostra eternità, il nostro destino (E. Olivero)
lunedì, gennaio 7
A chi dare Gesù?
Tutte le statuine del presepio
erano in agitazione, si davano un gran da fare per preparare i doni da portare
a Gesù. Una statuina più povera di tutte, cercava, cercava e non trovava niente
di presentabile. Era sconsolata quando le sue compagne si misero in fila per
andare alla grotta con le mani piene di doni e tutte sorridenti. Anche la
statuina più povera, pur non avendo nulla, si mise in processione. Restò sulla
soglia: aveva le mani vuote e il cuore pieno di tristezza. Ripeteva dentro di
sé: Signore, non ho niente da offrirti,
proprio nulla. Accadde allora un fatto degno di essere ricordato. Maria che
teneva in braccio con infinito amore Gesù bambino, per prendere più facilmente
i doni che le venivano offerti dalle varie statuine. Voleva cedere il Figlio
divino a San Giuseppe, ma questi era indaffarato nel chiudere gli spiragli da
dove entrava il freddo. A chi dare Gesù? Guardò intorno e vide
sulla soglia l’unica statuina che aveva le mani libere. Maria allora le porse
suo Figlio. Così quella statuina che non
aveva nulla, ebbe tutto.
Scrivo da una cella senza finestre
Mi chiamo Asia Noreen Bibi. Scrivo agli uomini e alle donne di
buona volontà dalla mia cella senza finestre, nel modulo di isolamento della
prigione di Sheikhupura, in Pakistan, e non so se leggerete mai questa lettera.
Sono rinchiusa qui dal giugno del 2009. Sono
stata condannata a morte mediante impiccagione per blasfemia contro il
profeta Maometto. Dio sa che è una sentenza ingiusta e che il mio unico
delitto, in questo mio grande Paese che amo tanto, è di essere cattolica. Non so se queste parole usciranno da
questa prigione. Se il Signore misericordioso vuole che ciò avvenga, chiedo
agli spagnoli (il 15 dicembre, il marito
di Asia ritirerà a Madrid il premio, ndr) di pregare per me e intercedere
presso il presidente del mio bellissimo Paese affinché io possa recuperare la
libertà e tornare dalla mia famiglia che mi manca tanto. Sono sposata con un
uomo buono che si chiama Ashiq Masih. Abbiamo cinque figli, benedizione del
cielo: un maschio, Imran, e quattro ragazze, Nasima, Isha, Sidra e la piccola
Isham. Voglio soltanto tornare da loro,
vedere il loro sorriso e riportare la serenità. Stanno soffrendo a causa mia,
perché sanno che sono in prigione senza giustizia. E temono per la mia vita. Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un
giorno è entrato nella mia cella e, dopo avermi condannata a una morte
orribile, mi ha offerto la revoca della sentenza se mi fossi convertita
all’islam. Io l’ho ringrazto di cuore per la sua proposta, ma gli ho
risposto con tutta onestà che preferisco
morire da cristiana che uscire dal carcere da musulmana. “Sono stata
condannata perché cristiana – gli ho detto – Credo in Dio e nel suo grande
amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di
sacrificare la mia vita per Lui”. Due uomini giusti sono stati assassinati per
aver chiesto per me giustizia e libertà. Il loro destino mi tormenta il cuore.
Salman Taseer, governatore della mia regione, il Punjab, venne assassinato il 4
gennaio 2011 da un membro della sua scorta, semplicemente perché aveva chiesto
al governo che fossi rilasciata e perché si era opposto alla legge sulla
blasfemia in vigore in Pakistan. Due mesi dopo un ministro del governo
nazionale, Shahbaz Bhatti, cristiano
come me, fu ucciso per lo stesso motivo. Circondarono la sua auto e gli
spararono con ferocia. Mi chiedo quante altre persone debbano morire a causa
della giustizia. Prego in ogni momento perché Dio misericordioso illumini il
giudizio delle nostre autorità e le leggi ristabiliscano l’antica armonia che
ha sempre regnato fra persone di differenti religioni nel mio grande Paese. Gesù,
nostro Signore e Salvatore, ci ama come esseri liberi e credo che la libertà di
coscienza sia uno dei tesori più preziosi che il nostro Creatore ci ha dato, un
tesoro che dobbiamo proteggere. Ho provato una grande emozione quando ho
saputo che il Santo Padre Benedetto XVI era intervenuto a mio favore. Dio mi
permetta di vivere abbastanza per andare in pellegrinaggio fino a Roma e, se
possibile, ringraziarlo personalmente.
Penso alla mia famiglia, lo
faccio in ogni momento. Vivo con il ricordo di mio marito e dei miei figli e
chiedo a Dio misericordioso che mi permetta di tornare da loro. Amico o
amica a cui scrivo, non so se questa lettera ti raggiungerà mai. Ma se accadrà,
ricordati che ci sono persone nel mondo che sono perseguitate a causa della
loro fede e – se puoi – prega il Signore per noi e scrivi al presidente del
Pakistan per chiedergli che mi faccia ritornare dai miei famigliari. Se leggi
questa lettera, è perché Dio lo avrà reso possibile. Lui, che è buono e giusto,
ti colmi con la sua Grazia.
Asia Noreen Bibi –
Prigione di Sheikhupura, Pakistan
Il mio Sì
Io sono creato per
fare e per essere qualcuno
per cui nessun altro
è creato.
Io occupo un posto mio nei consigli di Dio,
nel mondo di Dio: un
posto da nessun altro occupato.
Poco importa che io sia ricco, povero
disprezzato o stimato
dagli uomini:
Dio mi conosce e mi
chiama per nome.
Egli mi ha affidato un lavoro
che non ha affidato a
nessun altro.
Io ho la mia missione.
In qualche modo sono
necessario ai suoi intenti
tanto necessario al
posto mio quanto un arcangelo al suo.
Egli non ha creato me inutilmente.
Io farò del bene,
farò il suo lavoro.
Sarò un angelo di pace, un predicatore della verità
nel posto che egli mi
ha assegnato
anche senza che io lo
sappia,
purché io segua i
suoi comandamenti
e lo serva nella mia vocazione.
(John Henry Newman)
Cosa vuol dire perdonare…
Le scrivo da un letto di
ospedale. Sono una mamma separata, con due figlie di sedici e tredici anni. Da
due anni lotto contro un tumore. I dottori hanno fatto di tutto per debellarlo.
Purtroppo, non nascondono la loro preoccupazione. E io non sono così stupida da
non capire che mi è rimasto poco tempo per vivere. Le scrivo per dirle che sto provando sulla mia pelle cosa vuol dire
perdonare. Sì, deve sapere che, durante la mia separazione, non sono stata
una “brava moglie”. Ferita dalla
scelta di mio marito, in questi otto anni non gli ho mai perdonato nulla. Da me
ha sempre avuto dei “no”. Da quando mio marito ha un’altra donna, mi sono
davvero incattivita. Ora, nella malattia, ho capito la separazione, in parte, è
stata colpa mia. Da quando sono in ospedale, il mio ex marito non mi ha mai
fatto mancare la visita delle figlie. Ho saputo da mia sorella che s’informa
dai dottori. Spera che ci sia qualche
speranza. Chiede se ci sono centri più specializzati per curarmi. So anche
che, ogni sera, prega per me, assieme
alle nostre figlie e alla sua compagna. Caro padre, come vorrei tornare
indietro nella vita, per comportarmi meglio! Pochi giorni fa, ho provato a chiedere scusa al mio ex marito. Lui ha
fatto scivolare la cosa, e mi ha detto che, in questo momento, la priorità è la mia guarigione. Ho pianto
tanto alle sue parole. Non so come mi presenterò a Dio. Ma voglio “recuperare” un buon rapporto con tutti. Domani verrà a
farmi visita la nuova compagna di mio marito. A lei “affiderò” le mie due figlie, il bene più prezioso che ho.
Caro padre, preghi per me. (Una Mamma)
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