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GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE, (Mt 10,8b). Noi abbiamo solo il presente da vivere e in questo tempo ci giochiamo la nostra vita, la nostra eternità, il nostro destino (E. Olivero)

mercoledì, ottobre 16

Grazie Gesù

GRAZIE GESU'
di avermi dato la vita e la fede.
di avermi amato e di amarmi in modo libero e liberante.
di avermi fatto incontrare Te.
di avermi reso consapevole che sei indispensabile per la mia voglia di amare ed essere amato.
di avermi dato amici, nemici, conoscenti e sconosciuti per sentirmi fratello, amico e padre.
di avermi curato, imboccato, lavato e abbracciato i tuoi figli più deboli, poveri, i tuoi prediletti perché ho avuto il privilegio di servirti.
di avermi chiamato ad essere sacerdote nella famiglia di don Orione.
di amare tua madre Maria.
di imparare a dire i veri grazie che mi fanno vivere la gratitudine e la meraviglia. Amen


lunedì, ottobre 14

Esame di coscienza sull'Eucaristia per religiosi sacerdoti


  1. RADUNATI IN ASSEMBLEA PER CELEBRARE I SANTI MISTERI: Sono consapevole dei misteri della mia fede? Sono semplici cerimonie o rinnovazioni della mia alleanza con Dio? Preferisco pregare per conto mio o amo le celebrazioni liturgiche? Messa, confessione, adorazione: sono atti abituali evitali? Sono uno che si isola o partecipa alla vita della comunità? Sono una persona di comunione? 
  2. IN ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO: stimo, amo, leggo, medito la Parola di Dio? Le mie scelte personali le faccio alla luce di questa Parola? Come faccio la preghiera delle Ore? Me ne dispenso facilmente? 
  3. PRESENTIAMO I NOSTRI DONI PER IL SACRIFICIO: Sono generoso col Signore e con la comunità ecclesiale? L'aspetto economico della vita mi preoccupa eccessivamente, fino a farmi diventare avaro? Il denaro è uno strumento di apostolato o sta diventando un idolo della mia vita? 
  4. RENDIAMO GRAZIE AL SIGNORE NOSTRO DIO: L'Eucaristia avviene all'interno di un grande ringraziamento: com'è la mia preghiera vocale, vera o falsa? MI sto abituando a ringraziare Dio in ogni cosa? Le creature tutte, cose  e persone, mi avvicinano o mi sono di ostacolo nel mio rapporto con Dio?
  5. SANTIFICA QUESTI DONI: Mi lascio guidare dallo Spirito Santo? Sono docile alle ispirazioni? Invoco frequentemente lo Spirito prima di pregare, di parlare, di dare un consiglio... Sono in continua formazione, mi tengo aggiornato, progredisco oppure sono sclerotizzato, ripetitivo e spento dentro?
  6. PRENDETE E MANGIATENE TUTTI: Accetto la croce come partecipazione vera al sacrificio di Cristo? Mi dono con generosità o tendo a risparmiarmi? Posso dire che fondamentalmente vivo per gli altri o vivo ancora per me stesso? Nell'apostolato sono paziente e mi lascio "mangiare"? 
  7. CELEBRANDO IL MEMORIALE, TI OFFRIAMO... Accetto la volontà di Dio su di me? So offrire tutto a Dio in unione al sacrificio di Cristo? Osservo i miei voti religiosi e offro il mio avere (povertà), il mio potere (obbedienza), il mio amore (castità) come sacrificio vivente gradito a Dio?
  8. BEATI GLI INVITATI ALLA CENA DEL SIGNORE: Il mio rapporto con Dio è intimo o distaccato? Lo considero davvero Padre o padrone? Mi sento servo o figlio ed amico? Se Lui desidera essere mio commensale io desidero essere sua stabile dimora? Sono abitualmente raccolto o dissipato e vacuo nel parlare, nel pensare, nell'agire? C'è un "angolo di Dio" nella mia giornata al di fuori delle pratiche di pietà?
  9. LO SPIRITO SANTO CI RIUNISCA IN UN SOLO CORPO: Come va la mia carità nei confronti del prossimo? Accetto i fratelli per quello che sono e che possono dare? Tendo a scusarli o a condannarli? Mi sforzo di avere la carità anche quando non c'è l'amicizia? Sono abitualmente sereno o peso sul clima comunitario? Mi so scomodare per i fratelli o faccio solo chiacchiere?
  10. ANDATE IN PACE: Come compio i doveri specifici del mio stato? Mi sento responsabile dei fratelli che mi sono affidati? Sono un uomo che porta pace o divisione? Ho il senso della persona, sono presente realmente quando parlo con una persona? Prendo sul serio i problemi degli altri? So ascoltare davvero con partecipazione? Sono libero e sereno nella manifestazione della mia fede o mi vergogno e ho rispetto umano? Penso di aver dato scandalo qualche volta? Sono sempre luce del mondo e sale della terra?
     

venerdì, ottobre 11

Fede

L'uomo ha bisogno di Dio, oppure le cose vanno abbastanza bene anche senza di Lui. 


Se l'uomo dimentica Dio "perde" sempre di più Dio, perché "la sete di infinito è presente nell'uomo in modo inestirpabile. L'uomo è stato creato per la relazione con Dio e ha bisogno di Lui" (Benedetto XVI, 23 settembre 2011). 
L'uomo cerca una risposta alle domande eterne, con tutta la sua intelligenza, con tutto il suo cuore, con tutte le sue forze, con tutta la sua libertà: Chi sono? La vita è un bene oppure una pura casualità? Dove vado? dopo la morte cosa c'è? Chi è Dio? 
L'uomo, solo se ha una speranza, può vivere nella gioia, perché è fatto per andare oltre l'umano, per trovare il suo essere uomo e Dio. L'uomo desidera sempre di più, non solo l'eternità e vincere la morte, ma la pienezza di vita, una vita che abbia significato e bellezza. Tutto questo ci dice che l'uomo è fatto per l'infinito e non si conosce Dio solo attraverso le proprie forze o capacità. La fede è un dono di dio, il quale ci aiuta ad aderire alla rivelazione di Gesù. La fede annuncia che Dio non ha rivelato delle verità astratte da credere, ha rivelato il suo volto. E' contento, felicissimo nel farsi conoscere. Dio desidera essere amato, essere riamato, desidera che l'uomo entri in comunione con Lui.
"La fede cristiana è nella sua essenza incontro con il vivente. Dio è il vero e ultimo contenuto della nostra fede. In questo senso il contenuto della fede è molto semplice: IO CREDO IN DIO. Ma la realtà più semplice è sempre anche la realtà più profonda e che tutto abbraccia". Chi trova Dio, trova tutto, è l'unica perla per cui vendere tutto. Ma noi lo possiamo trovare solo perché Egli prima ci ha cercato e ci ha trovato. Dio è Colui che agisce, per questo la fede in Dio è inseparabile dal mistero dell'Incarnazione, dalla Chiesa, dal Sacramento. Comprendere i singoli contenuti della fede nella loro unità, è alla fine solo un dispiegamento della fede nell'unico Dio, che si è manifestato e si manifesta a noi. In Cristo è rivelato il mistero dell'amore trinitario, il mistero dell'uomo e della sua salvezza.
Si crede in Dio perché lo si ama. Lo si ama perché si è scoperto di essere amati da Lui, e amandolo si trasforma lo sguardo su tutte le persone e le cose.
Credere in Dio è amarlo sopra ogni cosa, ma anche amare il fratello perché è opera delle mani del Signore e motivo della morte per amore di Cristo. 
Per la fede cristiana, non è possibile alcuna opposizione tra l'amore di Dio e l'amore al fratello. La fede e la carità sono una sola cosa con la speranza. Péguy disse che la fede e la carità sono come due sorelle più grandi che tengono per mano, in mezzo a loro, la sorella più piccola, la speranza. 
La fede è pienamente personale, ecclesiale, il credente ha ricevuto la fede da altri e ad altri la deve trasmettere. Io non posso credere senza essere sorretto dalla fede degli altri, e, con la mia fede, contribuiscono a sostenere la fede degli altri. (CCC166). Ognuno, crede insieme alla Chiesa e crede ciò che la Chiesa crede. La fede ha una dimensione cattolica (universale), cioè ognuno crede insieme a tutti i cristiani sparsi sulla terra; si crede insieme ai cristiani di tutti i tempi, "i santi agiscono, generano tutti e ciascuno". La Chiesa di tutte le generazioni viene invocata perché partecipi con la sua preghiera (Battesimo, Matrimonio, Ordine) alla trasmissione della fede. Chi diviene credente...
  1. impara a credere ciò che crede la Chiesa (Credo)
  2. riceve nella Liturgia la Grazia di essere figlio di Dio (Sacramenti)
  3. vive la vita nuova del Vangelo (Comandamenti)
  4. prega Dio perché è abilitato al dialogo con Lui (Padre Nostro) 

Per essere cristiani, si deve credere; si deve apprendere il modo di vivere cristiano, si deve essere in grado di pregare da cristiani e si deve infine accedere ai misteri e alla liturgia della Chiesa. La fede non solo crede in Dio che si è rivelato nella storia e che è oggi presente nei Sacramenti, ma riconosce anche che in Cristo è offerta all'uomo la possibilità di vivere la vita buona del Vangelo. Non solo la fede genera a questa vita nuova e bella; la rende anche possibile perché permette all'uomo di pregare Dio, invocandolo come Padre. Il Signore risorto mentre introduce all'intimità della scelta personale della fede, costituisce immediatamente i credenti come testimoni della sua resurrezione. la fede ha sempre un risvolto sociale e non è mai un atto esclusivamente individuale, ma ecclesiale. 
Si crede nella e con la Chiesa, diventando sale che da sapore, ben visibile  a tutti. Ma cosa annuncia? La morte e la resurrezione di Gesù Cristo secondo la Scrittura, cioè Gesù è morto per i nostri peccati ed è risuscitato per la nostra giustificazione (kerigma), non c'è salvezza fuori di Lui. 
Il credente e la comunità sono kerigmatiche, se sa trafiggere il cuore, cioè se condividere le situazioni della vita collocandovi una Parola che provoca, consola, genera, aderisce. 
Il terreno su cui gettare il seme non è per forza quello delle domande fondamentali sulla vita umana, alle quali dare la risposta cristiana. Il terreno per la prima semina è anche quello della vita quotidiana, con tutti quei momenti che richiedono una svolta (nascita, adolescenza, scelte vocazionali, fedeltà alla famiglia, professionalità, esperienza del dolore e fragilità).
Qui la parola cristiana deve dare una risposta all'alfabeto della vita umana, ed è per questo è necessario un annuncio differenziato, andando incontro alle persone del nostro tempo, testimoniando che anche oggi è possibile, bello, buono e giusto vivere l'esistenza umana conformemente al Vangelo, contribuendo a rendere nuova la società. 
Una comunità che si fonda nell'Eucaristia, andando nei luoghi e tempi della vita ordinaria, professando la fede in Dio di Gesù Cristo con la testimonianza in dio di Gesù. In altri termini ci si propone di risvegliare la passione per la verità, aiutando ad andare oltre alla semplice pratica.
Il punto di partenza è l'ascolto, che non è una perdita di tempo, la nostra tentazione è di passare subito alla formulazione delle nostre risposte; per poi farsi compagno di viaggio.La capacità di apprezzare il bene che c'è e si manifesta attorno a noi, saper valutare in modo positivo l'umanità. Aperti al dialogo, liberi dai pregiudizi, dal sottolineare più le differenze che ciò che mette in comune. La Chiesa è compagna di strada, per testimoniare la verità e la via maestra dell'uomo, per farlo approdare alla fede in Cristo Risorto. La preghiera costituisce l'ambiente vitale della religione, per avere un rapporto personale con Dio. La Chiesa professa la fede nel Simbolo Apostolico (parte prima) e lo celebra nella liturgia sacramentale (parte seconda), affinché la vita dei fedeli sia conformata a Cristo nello Spirito Santo a gloria di Dio Padre (parte terza). Tutto ciò necessita che il credente creda in esso, lo celebri e di esso viva in una relazione viva e personale con il Dio vivo e vero. 
Il silenzio è la conditio sine qua non per quanti desiderano fare della preghiera un'esperienza dello spirito, perché la Chiesa viva di preghiera e quest'ultima diventi contemplazione e obbedienza alla volontà di dio. Il punto di arrivo è permanere nella preghiera, è il frutto di un lungo cammino fatto di pazienza, umiltà, fede. Bisogna accettare la propria povertà e debolezza perché lo Spirito ci plasmi a permanere nel cuore di Dio.
Tutto questo perché la fede non è un vago sentimento che si culla nel momento del bisogno, ne un generico impegno che talvolta si affaccia  perché ci si senta gratificati. Essa è, piuttosto, la risposta piena, totale senza reticenze, che si da a Cristo che chiama a divenire suoi discepoli per essere perfetti. 
Aver fede è far fruttare la moneta che è stata posta nelle vostre mani. E non dimenticate che Dio vi chiederà conto di ciò che vi è stato donato. (S. Cirillo di Gerusalemme)



sabato, ottobre 5

Amo Gesù nei poveri

Come stai quando sei davanti ad un povero? Con pazienza, amore, indifferenza, fastidio, fretta, simpatia? 
Gesù ritiene fatto a Lui stesso ciò che noi facciamo nei riguardi delle persone povere e sofferenti. Il compito della Chiesa è far riflettere la luce di Cristo in ogni epoca. Come non svilire questa missione? Noi per primi dobbiamo essere contemplativi del suo volto. Come? Con dei percorsi, altrimenti la nostra testimonianza sarebbe povera, misera. Vivremo il tutto con delusione e irritazione.

PRIMO PERCORSO
Quanto di Cristo ci dice la Sacra Scrittura? L'Antico e il Nuovo Testamento non sono due libri separati. Nel Nuovo Testamento Gesù svela, mostra, da compimento alle Promesse di Dio, già presenti nell'Antico Testamento. Il Nuovo Testamento non è una biografia di Gesù. Gli evangelisti mostrano il volto di Gesù Nazareno con un sicuro fondamento storico. Assieme alla Sacra Scrittura abbiamo la grazia di possedere delle risorse umane, strumenti storici, archeologici, letterari, per conoscere Cristo. 

SECONDO PERCORSO
L'esperienza del silenzio e della preghiera. Questi due elementi offrono di maturare e sviluppare la conoscenza più vera, aderente, coerente del volto di Gesù (Gv 1,14), vedemmo non il suo volto ma la sua gloria. Questo è il vero incontro, con il Risorto. 

TERZO PERCORSO
Nella celebrazione dei Sacramenti in cui la Salvezza ci raggiunge, risana e santifica il cuore e la vita. L'anno liturgico ci aiuta ad entrare sempre più i misteri di Cristo. Rimeditarli e lasciarci investire dalla Grazia per la quale la sorte di Cristo diventa la nostra. La liturgia è la grande maestra, prima di essere un compito è un dono, ci aiuta a comprendere il Cristianesimo, e proprio per questo dobbiamo curare la nostra partecipazione; cioè dobbiamo tenerci lontano dalla sciatteria o dalla teatralità, oppure ci lasciamo guidare dal senso del mistero che si compie e dalla dignità dell'atto liturgico. 

QUARTO PERCORSO
Il livello storico e quello sacramentale necessitano un livello morale ed esistenziale per camminare sulla strada della santità perché lo scopo finale è il cambiamento di mentalità, cioè la conversione dell'uomo, la progressiva trasformazione in Cristo. Tutto questo vuol dire: sentimenti, pensieri, giudizi, atteggiamenti e le scelte di Cristo diventano la nostra quotidianità, il volto di Cristo è intravisto nel nostro volto.
Il volto di Cristo è da contemplare anche nel volto dei poveri perché Dio s'è fatto prossimo dell'uomo. Questa scelta di Dio dei poveri ci costringe ad uscire dal nostro individualismo ed egoismo, perché la contemplazione di Gesù è la ragione più profonda della nostra dedicazione agli altri. Se la contemplazione dovesse chiudersi, isolarci, lasciarci tranquilli non guadagnerò nulla sia nella contemplazione che nella carità. Con la contemplazione misuriamo la nostra fedeltà alla scelta dei poveri, per i poveri, perché ogni forma di povertà è un'opzione, non opzionale, ma fondamentale, perché anche i poveri si sentano comunità cristiana, cioè famiglia, altrimenti l'annuncio del Vangelo, prima forma di carità, si riduce ad un mucchio di parole, a filantropia.
La carità delle opere assicura una forza inequivocabile alla carità delle parole (NMI, 50). La dimensione contemplativa della vita ha bisogno di coraggio, cioè di spazi di silenzio per ricentrare la persona nella sua totalità. Chi ha tempo libero deve occuparlo per non cadere in forma di pigrizia o passività. Chi ha troppo da fare, deve decidersi a mettere in discussione qualcosa per fermarsi e ritrovare se stesso e il Signore.


Tutto questo per accettare se stessi, perché è la cosa più difficile, è l'arte di essere semplici, è il nocciolo di un'intera visione del mondo e dò prova di una grande virtù: ospito un mendicante, perdono chi mi ha offeso, amo il mio nemico nel nome di Cristo; ma se dovessi scoprire che...
il più piccolo di tutti
il più povero di tutti i mendicanti
il più sfacciato degli offensori
il nemico stesso
                                            SONO IO?
Io stesso ho bisogno dell'elemosina della mia bontà, io stesso sono il nemico d'amare, cosa accadrebbe?
Accadrebbe un rovesciamento della verità cristiana, non avremo più amore e pazienza, ma insulteremo il fratello che è in noi, ci condanniamo, ci adiriamo contro noi stessi, mentiamo a noi stessi!
E se fosse Dio stesso a presentarsi a noi sotto quella forma spregevole? Lo avremmo rinnegato! Il rischio sarebbe di cadere in un vittimismo che paralizza, una disistima patologica.

Invece la nostra povertà, riconosciuta e accolta ci condurrà alla consapevolezza che nulla mi appartiene e tutto è un dono, "Conoscete infatti la grazia del signore nostro Gesù Cristo; da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2Cor 8,9).
Quindi un rifiuto alla violenza, all'affermazione di sé, alle aspettative verso gli altri; i progetti, tempo, mezzi non per sé ma al servizio degli altri, come Gesù, prendendo la propria croce per non essere il primo. Per essere "poveri in spirito", cioè coloro che non si sentano autosufficienti, ma si affidano a Dio, perché certi della sua bontà, potenza, misericordia, sono coloro che hanno messo ogni speranza in Dio; è l'uomo che ha capito che deve tutto a Dio, non è padrone del mondo, è colui che ha bisogno degli altri, ma ha una sicurezza...Dio lo ama!
E' l'uomo che chiede, domanda, ringrazia sapendo che tutto quello che riceve è un dono. E' l'uomo che non ha vergogna d'essere aiutato, non petulante (arrogante, permaloso). Riconosce l'amore vero e gratuito, non pensa di avere diritto a tutto, o dei meriti; non è un violento.
Ciò che conta è non essere sazio, perché non è sufficiente che Gesù porti il suo Regno, ma serve l'accoglienza, solo così il Regno diventa visibile. Gesù usa solo per due categorie di uomo la parola fratello, per il povero e per il discepolo. Queste due categorie sono il metro di giudizio della civiltà che stiamo costruendo. Per noi cristiani l'unico metro di misura sono i poveri, perché ogni giudizio che dimentica le sofferenze dei fratelli reca il segno di Caino.
Persino le virtù personali, la Trascendenza, la preghiera, la meditazione se non portano in sé l'urgenza di dedicarsi agli altri non diventa storia di liberazione.
Nutrire una vera attenzione ai poveri, e lottando l'ipocrisia che sotto una falsa benevolenza li considera degli scarti, significa contemplarli non in astratto ma che s'intrecciano con la propria vita. Contemplando il loro volto, cioè la sua domanda e la sua richiesta di aiuto, lì troveremo Dio. I poveri non sono utenti, ma fratelli, il cristiano è colui che ha un povero per amico. Diventando amici di Dio ci si ritrova amici dei poveri. Chi aiuta i poveri, si ritroverà una vita riempita dai bisognosi, veri angeli di senso e affetto. I poveri non sono attraenti, imbarazzano, importunano, chiedono, ma anche intercederanno per noi davanti a Dio nell'ultimo giorno.
La carità verso i poveri è un tempo di misericordia, di salvezza. Dio e il povero hanno uno stretto legame, sono una cosa sola, una carne sola.
Il povero è un uomo reale che mendica, che ha la mano chiusa o aperta. Non basta essere un compagno o un camerata, un angelo custode a ore, una visione dei poveri molto romantica. Non basta giustificarsi, non serve filosofare se vogliamo Dio o se amiamo Dio, dobbiamo entrare nella nostra povertà e cercare il povero che è in noi per trovare l'uomo nel povero. 

venerdì, ottobre 4

Come...la Sacra Famiglia

Come Giuseppe, uomo giusto, coraggioso e generoso, che ha accolto Gesù, lo affollano mille pensieri. E' un giovane serio, artigiano, che conduce una vita decorosa e sicura. Alla notizia che Maria è incinta, lui non capisce ma è sicuro che Maria non dice bugie. E' un uomo giusto perché rispetta la legge, che dice di condannare donne come Maria e di conseguenza verrebbe stracciato il fidanzamento; sarebbe giusto davanti alla legge ma ingiusto davanti a Maria. Ha deciso di farsi da parte in silenzio, perché era chiaro che su Maria c'era un progetto di Dio. Ma l'angelo gli comparve in sogno. Che tipo di sogno? Sicuramente non come i nostri, perché dormiamo, nemmeno ad occhi aperti, perché si avrebbe uno scambio tra la realtà e la fantasia.
Quale sogno? L'evangelista Matteo chiama sogno, un'esperienza straordinaria di dialogo con Dio. E' straordinaria perché uno avrebbe potuto dire il proprio no, Dio vuole il nostro sì libero,  invece Giuseppe continua a non capire ma dice il suo sì, non capisce ma crede,è coraggioso perché abbandona i suoi progetti per seguire il sogno Dio. Questo si chiama fede. Cioè la capacità di abbandonare le proprie strade per seguire quelle misteriose di Dio. Questo implica generosità nell'abbandonarsi a Dio.


Come Maria, simbolo della fiducia totale, l'unica creatura a farsi scombussolare così tanto da Dio. Ha accolto Gesù dentro di sè, rinunciando a tutti i suoi progetti; lo ha accettato in una grotta, non in una reggia; lo ha accettato facendo crescere, Gesù-re, come un bambino normale; lo ha accettato sotto la croce. Una donna normale si sarebbe sentita presa in giro perché gli avevano promesso che sarebbe stato grande.
Come Gesù, Colui che sconvolge il nostro modo normale di pensare. Tutti aspettavano un super uomo, invece nasce fuori casa in una grotta, si rivolge ai pastori, peccatori, emarginati, a tutti coloro che non rispettano il sabato.
Gesù è un Dio che nasce piccolo e povero, sconvolgendo i criteri umani: se non sei bello, magro, potente, ricco, famoso e sano... non vali niente!
La nascita di Gesù è lo scombussolamento di tutte le sicurezze umane:
- tutti sono uguali perché sono maschio e femmina, non per altro.
- tutti sono importanti, liberi, valgono perché sono maschio e femmina.
Ciò che è vero, bello, buono non dipende da quello che dicono, pensano, fanno tutti, ma da ciò che è bene per tutti, soprattutto per i più deboli.
Credere in Dio non vuol dire tentare di farlo ragionare come noi, ma accettare di ragionare come Lui. Credere in Gesù vuol dire seguire la sua strada, cioè Gesù nasce piccolo, povero, indifeso, straniero, nasce per obbedire al padre, fare la sua volontà e amare ogni uomo fino alla fine, fino all'ultima goccia di sangue.