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GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE, (Mt 10,8b). Noi abbiamo solo il presente da vivere e in questo tempo ci giochiamo la nostra vita, la nostra eternità, il nostro destino (E. Olivero)

martedì, dicembre 13

domenica, dicembre 4

Vita Consacrata

Cos'è la Vocazione?
Vocazione intesa come opzione di vita non solamente come questione di gusti, qualità, ecc. nella decisione iniziale. Sappiamo che ogni opzione di vita implica dei rischi. Per questo, una vocazione consistente esige un fondamento solido. La vocazione appare come un "avvenimento" che sopravvive nella vita di una persona, incontrando uno che le rivolge una chiamata. Avvenimento sorprendente, insperato e per questo gratuto. La chiamata viene da fuori, da un "altro", da qualcuno che interpella e in questo modo modifica la vita della persona. Si tratta di ciò che i Vangeli descrivono come "incontro" con Gesù di Nazaret.

Ma allora la mia risposta è condizionata?
La risposta può essere solo personale e libera, nessuno può rispondere al posto di un altro: la chiamata è categorica, imperativa "seguimi!"... cioè tutto o niente. Ciò che è in gioco è la totalità della vita della persona. Ma è possibile che uno rischi in questo modo la sua libertà umana? La "grazia" della vocazione è presente nell'atto stesso di essere aperti/e ad accogliere e "ascoltare" la chiamata. Questa grazia suscita la libertà di rispondere e rende possibile una risposta libera. Questa radicalità dell'atto di rispondere deve essere "messa in pratica" nel corso della vita e in tutte le dimensioni.


Cosa vuol dire rinnegare se stessi?
Questo è il significato dell'evangelico "rinnegare se stesso" che non ha niente a che vedere con la repressione o la negazione dell'umano (dis-umanizzarsi), ma è la rinuncia a fare del proprio "io" il centro, la norma e lo scopo della propria vita. Prima di tutto, è necessario "rinunciare a se stessi", abdicare alla pretesa del dominio sulla propria vita. Ciò è possibile solo nella misura in cui Gesù entra e prende possesso senza ritorno della nostra vita.


Come vivere in questa ottica nella nostra civiltà?
La nostra cultura mette al primo posto il "successo professionale", l'ossessione della realizzazione. E' una cultura di "professioni", non di "vocazioni". Professione è sinonimo di lavoro, denaro, livello di vita e autorealizzazione. Si perde il senso della vocazione perchè si è perso il significato del mettere la propria vita a servizio degli altri. Per questo mancano "vocazioni" in tutti gli ambiti della vita umana e sociale. Si possono avere degli eccellenti professionisti in medicina senza la "vocazione" a essere medici.
La vocazione come opzione di vita, vita posta al servizio degli altri, suppone un'esperienza di esodo da se stessi, un uscire dall'io chiuso in se stesso per riceversi come "io pro-vocato" da Dio. E' necessario essere passati attraverso l'esperienza di questa perdita di sè per scoprire la gioia di realizzarsi "perdendosi", di conservare la vita donandola.
E' una questione di identità, inseparabile dalla qualità della vita.

Qual è il nucleo della vita religiosa apostolica?
Lo "stare con gli altri" (vita fraterna) per "essere inviati con gli altri" (missione) fa parte dell'identità (essere, stando con Gesù) di questo tipo di vita religiosa. La radice di questa esperienza è la chiamata di Gesù. Siamo amici nel Signore perchè siamo amici del Signore. E, nello stesso tempo, qualifica la missione: siamo inviati non come individui isolati, ma come "corpo apostolico". La chiamata di Dio mi precede e mi pro-voca, qualificando ogni giorno il mio "io". Un'esperienza di Dio che ci disloca incessantemente, facendosi uscire da noi stessi per gli altri.
Bisogna sentirsi chiamati per scegliere questo stile evangelico di vita. Non bastano le qualità umane e spirituali. Da sole non sono un criterio nè un "segno" di vocazione.

Qual è vocazione migliore per sentirsi realizzati?
Ognuna delle vocazioni nella Chiesa ha una sua funzione nella comunità e deve essere valorizzata per la differenza che rappresenta. Perciò è necessario discernere la chiamata di Dio in ciascun caso. Non esiste una vocazione "superiore". La "migliore" vocazione è quella che Dio dà a ciascuno di scegliere, non quella che la persona sceglie in modo arbitrario.
La vita religiosa è una delle vocazioni possibili nella Chiesa. NOn è migliore ne peggiore delle altre. Perciò è decisivo avere la certezza che Dio chiama uno per questo tipo di vita.
Non basta avere inclinazioni, gusto, qualità,... Niente di questo è indizio di vocazione, di chiamata di Dio. Dal punto di vista umano, è indispensabile la maturità per fare un'opzione di vita. Le qualità hanno il loro posto, soprattutto per il profilo che caratterizza ciascun tipo di vocazione, ma è decisivo scoprire i segni di una vera chiamata. (stralci di articolo tratto dalla rivista "Testimoni", di Carlos Palacio)


sabato, dicembre 3

Gv 5,33-39

In questo Vangelo Gesù ci mostra varie testimonianze. La prima testimonianza è data dal Battista, ma Gesù non ne ha bisogno, perchè il Battista è soilo un uomo, quindi è inadeguata; però la missione di Giovanni è voluta da Dio. Davanti a questa testimonianza c'è grande entusiasmo, gli ebrei rimangono colpiti ma è un coinvolgimento superficiale, dura solo un'ora.
La seconda testimonianza la danno le opere di Gesù, e questi segni denotano che Gesù viene da Dio, provano l'origine e la missione divina di Gesù. La terza testimonianza che ci mostra questo Vangelo è Dio che agisce nell'intimo della coscienza dell'uomo; solo così l'uomo può comprendere gl'insegnamenti di Gesù , solo attraverso Gesù Dio manifesta la sua bontà; quindi se l'uomo non accetta Gesù non avrà i frutti della salvezza.
La quarta testimonianza è la Sacra Scrittura. Per i giudei la Torah è la sorgente di vita, ma rifiutavano Gesù, quindi non capivano che le Scritture sono orientate al Cristo e Cristo è la chiave di lettura. Non accettandolo uno si preclude il vero cammino di fede, cioè accogliere il Dono di Dio: il Verbo Incarnato.
Il cammino di fede che Gesù ci propone ha la meta di andare da Dio, ma in questo camminare possiamo incorrere a dei pericoli: accogliere il Verbo Incarnato solo per un momento, solo per un'ora all'anno: la notte oppure il pranzo di natale. Coltivare una fede emotiva in cui uno sta bene se sente Dio, la preghiera, vivere una spiritualità possessiva.
Chiediamo a Dio di aprire il nostro cuore a tutta la pienezza e la profondità che Dio ha per noi, per essere sale e luce del mondo, per accogliere Dio che si spoglia della sua divinità e si mostra bimbo perchè noi possiamo accoglierlo, abbassando i nostri pregiudizi, la superbia delle nostre idee e le nostre paure ed essere tutti di Dio .

lunedì, novembre 28

Gv 6,35-51

Gesù si presenta come Colui che realizza in se stesso la perfezione del dono perchè credere in Lui è partecipare alla vita vera.
Chi lo segue non sarà mai rifiutato perchè Dio Padre lo affida a Gesù che è:
Gratuità,
Sovranità della Grazia,
Pane di vita.
La Salvezza non è frutto dell'operare umano, ma di una trasformazione interiore, che per i suoi caratteri contrastanti ai nostri istinti egoistici, viene attribuita a Dio, perchè vuole salvare tutti gli uomini.
Gesù porta a termine la missione del Padre mediante il dono di sè sulla croce con il quale diventa il vero pane del cielo.
Mangiare la sua carne è mangiare l'Eucaristia che significa entrare in un rapporto personale con Lui, lasciandoci coinvolgere dal suo progetto; che sono la vita eterna, la Resurrezione finale.

Mi lascerò trovare (GER 29,14)


O Padre
Tu ti lasci trovare  perchè ci ami.
Suscita nel cuore di tanti giovani
il desiderio di intraprendere con Te
il viaggio nel sacerdozio
per il servizio ai fratelli.

Gesù,
dona a quanti camminano in seminario
il coraggio di lasciarsi trovare da Te
per scegliere liberamente
di amare secondo il tuo cuore.

Spirito Santo
che sostieni la vita di ogni uomo
effondi la tua forza sui nostri sacerdoti
perchè con i loro limiti e le loro ricchezze
siano guide umili e gioiose incontro a Te.
Amen