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GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE, (Mt 10,8b). Noi abbiamo solo il presente da vivere e in questo tempo ci giochiamo la nostra vita, la nostra eternità, il nostro destino (E. Olivero)

mercoledì, settembre 19

Il disegno di Dio

Osiamo dire "Padre" su tutto quello che succede in noi e attorno a noi perchè la sua parola cambia il senso e il segno di tutto, nella storia di ogni singolo uomo e donna e di tutta l'umanità. Mentre piangiamo la perdita dell'amico morto in giovane età ci rallegriamo che ci abbia preceduto nella pienezza della vita.
Ogni sofferente nel corpo e nello spirito suscita in noi sentimenti profondi di partecipazione della passione e al tempo stesso ci appare come partecipe della passione e della morte gloriosa con cui Gesù ha vinto in modo definitivo la morte.
Le catastrofi naturali in cui tante persone perdono i beni più essenziali e la stessa vita non sono segni di distrazione del Creatore e Signore dell'universo, ma misteriose accelerazioni nel compiersi del disegno di Dio. (P. Parisi, La cattedra dei piccoli e dei poveri, pp. 17-18)

La pienezza della fede

Non prestar fede a chi ti dice che l'orazione basta a tutto, nè a chi pretende che non è necessaria. Non creare opposizione fra l'orazione e qualunque altra espressione della vita di fede: il Regno di Dio non è mai diviso! 
La tua ambizione sia questa: nulla ti sia estraneo di quello che forma la pienezza della fede. L'unica fede ha in sè tante ricchezze che non può rivelarle se non attraverso atti e tempi diversi; ma sta a te di voler conoscere tutte queste ricchezze, partecipare a tutte queste azioni, vivere tutti questi momenti. 
Tutto ciò non è presuntuosa ambizione, ma giusta valorizzazione dei doni di Dio e saggezza spirituale. Il credente cioè non può ammettere le alternative, le divisioni, le opposizioni che possono venire proposte. 
(A.M. Besnard, La preghiera come rischio, p.13)

Dio ci cerca per prima


L'uomo credente sa che la rivelazione di Dio precede e fonda la conoscenza che egli può avere di Lui. Così avviene che, non appena l'uomo si mette seriamente in ricerca di dio, scopre che Dio lo aveva già cercato prima, che nel suo amore libero e sempre preveniente già gli si era fatto incontro, chiamandolo all'alleanza con lui.
E' Dio che suscita, come risposta alla sua iniziativa, la ricerca e il desiderio dell'uomo; noi siamo semplicemente chiamati a rispondergli, ad accogliere la sua venuta nelle nostre vite per entrare in dialogo con lui, senza nasconderci. 
E, meraviglia: in questo cammino non siamo soli; prima di essere il "mio Dio" egli è stato il Dio di altri. 
(E. Bianchi, Dio, dove sei?, pp. 9-10)

Rinunciare a tutto per Dio


La prova di Abramo, non voluta da Dio, ma fornitagli dalla storia, perchè è la povera vita umana che può condurre in situazioni di prova, è quella in cui ogni uomo può imbattersi: prima o poi il credente sperimenta che occorre rinunciare a ciò che ha di più caro e su cui ha fondato la propria vita, per offrirlo puntualmente a Dio.
In caso contrario egli entra in una logica idolatrica, in base alla quale ripone la speranza non in Dio, ma nel suo dono, che finisce per diventare un inciampo. Sì, il credente impara con fatica a rinunciare liberamente ad ogni persona, ad ogni relazione, ad ogni cosa, perché nulla gli appartiene: Dio dona tutto, ma tutto a lui appartiene. (E. Binachi, Dio, dove sei?, p.52)

Cristiani credenti

Cristiani credenti, accogliamo nella Chiesa la parola di Dio. Diciamo a noi stessi che questa parola è vera, la comunichiamo ad altri come vera, la difendiamo nel confronto con chi dice che non è vera, che non è parola di Dio. 
Oltre l'adesione intellettuale cerchiamo di capire e di gustare quello che la Parola ci rivela. E questo è un problema non solo di intelligenza: occorre aprire il cuore e fermarsi a considerare la grandezza e la bellezza di quel che Dio ci rivela.
Occorre far silenzio perché rimanendo nella corrente dei discorsi che facciamo e che ascoltiamo non è possibile cogliere la portata di quel che Dio rivolge a noi. Ci vuole il silenzio interiore per meravigliarsi che Dio sia Padre e ci abbia donato il suo Figlio. (P. Parisi, La cattedra dei piccoli e dei poveri, p.17)